martedì 23 marzo 2010

Chapter 30 - MGMT - Congratulation 2010


L'altra sera, con le cuffie nelle orechie, mi facevo una domanda, perchè ascolto la musica?
E la risposta è sempre la stessa, trovare per caso un'altro Revolver o che sò, Exile on Main st. o perchè no, un nuovo London Calling o la frescezza dei Talking Heads od il funky/punk di Blood Sugar Sex Magik, fate voi, insomma il vostro miglior album che abbiate mai ascoltato, insomma, ascolto musica alla ricerca del nuovo Capolavoro.
Eh ....purtroppo non ce ne sono in giro di Capolavori. Ma di lavori buoni, ogni tanto, fra miliardi di dischi spazzatura, se ne trovano.
Ed un disco atteso, sopratutto per quel che ci avevano fatto ascoltare con l'abum d'esordio, è l'ultimo dei MGMT intitolato Congratulation.
Il duo Andrew VanWyngarden e Ben Goldwasser coadivati alla console dal produttore e musicista sperimentale Sonic Boom (alias Pete Kember di Spacemen 3) , si fanno trascinare alla relizzazione in modo insolito per una band di successo.
Intanto bisogna dire che questo disco, per la somma delle canzoni e per volontà degli stessi, è un disco senza hits (o forse ci sarebbero ). Se vi aspettavate la copia del plurivenduto Oral Spetaculer siete fuoristrada. Questo è un disco che mette nello shaker sia il surf che la psichedelia, la disco e lo ska, spruzzate di no-wave. Ora provate ad agitare brevemente per non mischiare troppo il tutto e avrete a seconda dei gusti o un intruglio oppure un ottimo cocktail.
Si inzia con It's Working e sembrano i Beach Boys con tanto di riferimento a certe sostanze, vado avanti ed in Song For Dan Treacy(il cantante dei Television Personalities) ci sono i Madness di Our House. Someone's Missing è puro pop con finale arcobaleno e Flash Delirium è Glam. I Found A Whistle è da "atmosfera" e paradossalmente Siberian Breaks è 6 canzoni in una dove dentro ci si trova anche un giro dei Caravan. La succesiva Brian Eno cita proprio lo stesso, richiamando quei lavori svolti coi primi Ultravox e Devo. Finiamo con Congratulation, tipico brano pop-acustico di chiusura album, come faceva il buon Lou Reed. Applausi.
Guardo il cocktail, ed il bicchiere è vuoto. Hey Barman! Ridammene un'altro.
I ragazzi di Brooklin si superano. Tra i dischi dell'anno.
4 stelle.

Per chi lo vuole sentire prima dell'uscita
http://www.whoismgmt.com/

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lunedì 22 febbraio 2010

Chapter 28 - GIL SCOTT-HERON I’m New Here 2010


Diciamo la verità, ma questo ultimo mese , è stato sotto il profilo musicale, un immensa boiata, niente di nuovo e sorprendente e con l'aggiunta perdipiù di quella latrina di San Remo.
Ma vagando quà e là sono andato ad ascoltare i generi più disparati cercando qualcosa di recensibile tra le novità del momento.
Così nella ricerca di qualcosa di buono mi imbatto al super recensito Lightspeed Champion con "Life Is Sweet Nice To Meet You" che merita il cestino (e ditemi il contrario); agli Shearwater di Jonathan Meiburg, tastierista degli Okkervil River che con l'Arcipelago dorato ci scassa fino al midollo; Popa Chubby che fà il compitino con "The fight is on"(ma in confronto è un lusso); Danny & The Champions Of The World con "Streets of Our Time" sono anche loro sufficienti con un folk datato ma senza nerbo; la colonna sonora ODDSAC dei Animal Collective la consiglio ma in piccole dosi e mi rifugio così al sicuro con Ted Leo & the Pharmacists ed al cd in uscita The Brutalist Brickse ed al sempre grande Anton Alfred Newcombe ed i suoi "Brian Jonestown Massacre" .
Prefazione 1: Ted Leo nato a South Bend, Indiana l'11 settembre 1970, fratello di 2 cantautori Chris e Danny, si laurea nel 1988 in lingua inglese figlio musicale del trio Weller, Strummer e Bragg inizia a far musica coi Citizen’s Arrest, Animal Crackers ed i Chisel fino a formare il non gruppo Ted Leo ed i Farmacisti già che il primo non è altro che un album solista datato 1999.
Dal 2 cd si forma il gruppo vero e proprio, ma il cantante / chitarrista Ted Leo è rimasto il principale compositore della band, forza creativa, e l'unico membro costante. La musica del gruppo combina elementi di punk rock, indie rock, rock tradizionale, e, occasionalmente, musica folk e dub reggae come da migliore tradizione '70. L'avevo lasciato ad un album tipicamente punk-mod oriented ed ero abbastanza scettico su quest'ultimo lavoro ma vi devo dire che merita più di un semplice ascolto, non è l'album dell'anno ma almeno è tra i più allegri di queste ultime due settimane, forse gli è servito l'aver ascoltato dal vivo i Pearl jam già che gli hanno fatto da openers per sei date negli Stati Uniti nel mese di giugno 2008. 3 stelle.
Ma andiamo al succo: The Brian Jonestown Massacre - Who Killed Sgt. Pepper? non è altro che l'ennesimo "viaggio" musicale(?) di Anton verso il paradiso.
Per i miscredenti raccontiamo un pò la storia del gruppo che altro non è che la storia di Anton Alfred Newcombe.
Nato il 29 agosto 1967 a Newport Beach, California, il polistrumentista (egli si accredita di saper suonare un'ottantina di strumenti), cantautore e testa del progetto neo-rock psichedelico "The Brian Jonestown Massacre", forma il gruppo nel 90 a San Francisco e pubblica dopo un mini cd il primo lavoro lungo nel 95. Conosciuto per i suoi eclettici gusti musicali, lungo i loro 11 lavori c'è di tutto oltre al fatto che si siano alternati oltre 60 membri nella band principalmente dovuto al suo carattere controverso ed i suoi problemi con droghe ed alcool.
Il nostro non è altro che un Syd Barret moderno e con ciò ho sintetizzato il tutto.
Per chi si avvicina al suo mondo questo non è il migliore del lotto ma di gran lunga una spanna sopra la media delle produzioni attuali.
Genio incompreso.
Il disco inizia con un mantra molto simile ai lavori degli Ozric Tentacles.
Nome dovuto alla somma del Rolling Stone Brian Jones ed il Jonestown Massacre, ovvero il suicidio di massa che avvenne nel 1978 nell'omonima comunità spirituale fondata dal “guru” americano Jim Jones in Guyana. 3 stelle.
Passiamo ai Citay.
Una piacevole conferma a partire da quella copertina che un pò mi richiama ai Rain Parade di Emergency Third Rail Power Trip, ricordate le mongolfiere (per chi non li conosce è l'album con cui inziare l'approccio).
I Citay come i già citati Rain Parade sono Californiani, San Francisco, ed alla musica di quella baia si rifanno, prendendo a piene mani da tutto quel che si è sentito a Frisco fin dagli anni 60 ad oggi.
Forse sarebbe più giusto dire fino a ieri, perchè questo loro terzo album, a dispetto del precedente Little Kingdom(Rain Parade spiaccicati) ripropone principalmente le sonorità molto care ai Jefferson Airplane se voglio dare un paragone al loro modo di fare musica, chitarre e tastiese psichedeliche a go-go e cori riconducibili ai padrini di quel freaksound portato se vogliamo ai giorni nostri. Tra cavalcate epiche e ritornelli acustici si arriva a Tugboat dove coverizzano gli immensi Galaxie 500.
3 stelle.
L'altro album della tornata è Booker's Guitar di Eric Bibb.
La storia che ha dato vita a questo album ha il sapore della leggenda, come quella che narra di Robert Johnson e del suo patto col diavolo. Tutto è iniziato qualche anno fa. Dopo essersi esibito a Londra, il bluesman Eric Bibb era nel suo albergo quando fu avvicinato da un fan con in mano la custodia di una chitarra. All'interno di quella custodia c'era una chitarra Resophonic National degli anni '30, appartenuta alla leggenda del delta blues Booker White(cugino di B.B.King). Avere tra le mani quella chitarra è stata per Bibb una sorta di rivelazione, un evento che gli ha ridato consapevolezza delle proprie origini e che lo ha portato a riscoprire la tradizione blues da cui tutto è nato. Quell'incontro londinese ha inspirato una canzone (registrata poi proprio con la chitarra di Booker) e la canzone è poi diventata un album, "Booker's Guitar", che cattura lo spirito originario del delta blues e lo rilegge con gli occhi della modernità. 3 stelle.
Infine vi propongo il lavoro del poeta e musicista statunitense Gil Scott-Heron, nato a Chicago passò la sua prima infanzia nel Tennessee, quindi visse nel Bronx durante gli anni della scuola superiore. Dopo un anno di frequenza all'università alla Lincoln University in Pennsylvania, pubblicò il suo primo romanzo, The Vulture (L'avvoltoio), che fu molto ben accolto.
Iniziò a incidere musica nel 1970 con l'album Small Talk at 125th & Lennox con la collaborazione di Bob Thiele, del co-autore Brian Jackson, Hubert Laws, Bernard Purdie, Charlie Saunders, Eddie Knowles, Ron Carter e Bert Jones, tutti musicisti jazz. L'album includeva l'aggressiva diatriba contro i grandi mezzi di comunicazione posseduti da bianchi e l'ignoranza della classe media d'America sui problemi delle città in canzoni come Whitey on the Moon.
Pieces of a Man del 1971 aveva canzoni dalla struttura più convenzionale rispetto al discorso libero e sciolto del primo album, anche se le classifiche furono raggiunte solo nel 1975 con "Johannesburg". Il suo più grande successo fu nel 1978, "The Bottle", prodotto da Heron e dal suo collaboratore di lunga data Brian Jackson, che toccò il picco al numero 15 delle classifiche R&B.
Durante gli anni ottanta, Scott-Heron continuò a incidere, attaccando di frequente l'allora presidente Ronald Reagan e la sua politica conservatrice. Scott-Heron fu lasciato senza contratto dall'Arista nel 1985 e smise di incidere musica, anche se continuò a fare tour. Nel 2001 Gil Scott-Heron fu arrestato per reati di droga e per violenza privata. Apparentemente, la morte della madre, le spese per il funerale e la cocaina lo portarono in una spirale negativa. Uscito di prigione nel 2002, Gil Scott-Heron lavorò con i Blackalicious e apparve nel loro album Blazing Arrow. Negli ultimi anni ha patito altri problemi giudiziari legati alla droga fino a questo I'm here Now uno splendido album dove il notro con poesia, tocca le corde dell'anima e quelle dell'inferno, sfiorando elegantemente Blues, pop, country, Leonard Cohen, gospel e Captain Beefheart. Da avere. 4 stelle.

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mercoledì 3 febbraio 2010

Chapter 27 - Titus Andronicus - The Monitor (2010)


Titus Andronicus, band di Glenn Rock, New Jersey, attiva dal 2005 ma giunta al battesimo dell’esordio discografico soltanto nel 2008, con una album, “The Airing Of Grievances”, finalmente sono pronti con questo The Monitor a ribadire i concetti del precedente.
Per chi non avesse ascoltato il precedente, Hold Steady ed i Pogues si risentono in questo nuovo lavoro in maniera massiccia, un album a tutto tondo dove non c'è il bisogno di inventarsi qualcosa di nuovo, va bene così com'è.
The Monitor è più o meno un "concept" album - vale a dire, utilizza la guerra civile americana del 1861-1865, come una metafora estesa per i problemi affrontati in una narrazione piuttosto lineare. Ha detto narrativa, perchè sembrerebbe di capire che il nostro eroe lascia la sua umile casa natale del New Jersey - l'oppressiva e soffocante qualità di cui si è discusso fino alla nausea circa un album fa - per i pascoli più verdi di Boston, Massachusetts(paragone musicale).
La sua tesi - "il nemico è ovunque" - viene messo alla prova finale, come si pontifica sui temi dell'identità regionale, anestesia emotiva, e il giogo pesante di cercare di vivere decentemente in tempi indecenti. Per tutto il tempo, è costretto a chiedersi se aver dichiarato la Guerra Civile Americana era veramente vincente o perdente.
Troverà l'ambiente favorevole e la pensano come lui i compatrioti o sarà costretto a lasciare la sua casa di recente adozione in disgrazia ideologica?
Che cosa significa essere un americano nel 2009 ?
Chi sono i nostri cosiddetti "amici" e in realtà quanto sono "amichevoli" ?
È necessario, o addirittura è una buona idea, per un album indie rock farsi questo tipo di domande?
Risposta, non gliene può fregare di meno, questo disco è un vaffanculo grande COSI'!.
The Monitor è stato registrato nel mese di agosto del 2009, sotto l'occhio vigile del produttore e ingegnere Kevin McMahon I soliti sospetti dal mondo del Tito Andronico erano tutti presenti, così come un cast all-star di amici (membri del Ponytail, Wye Oak, Vivian Girls, Hold Steady, ecc)
Sempre Kevin McMahon ha fatto il mixing tra settembre e ottobre, e Greg Calbi ha fatto il mastering ai primi di novembre.

Quindi come suona tutto questo ?
Ha lunghi brani ambient nel senso più punk del termine, sassofono ardente, pianoforte, omaggi a "A Charlie Brown Christmas," marcette, quattordici minuti di Billy Bragg , pezzi liturgici, duetti country altisonanti, bidoni della spazzatura suonati col tamburello, cori di angeli con la faccia "bromantic".
Ho già detto che questo disco è lungo settantaminuticirca ?
Questo è importante perchè questo è il suono di una band di disperati per il successo e con aria di sfida senza paura del fallimento.
E proprio come il Whiskey, che indica generalmente quelli distillati in Irlanda, e negli Stati Uniti, và ascoltato con moderazione, si rischia di farsi del male, positivamente si intende.
Si parte con A More Perfect Union con un cantato di Craig Finn fino a The Battle Of Hampton Road, lunga suite da 14 minuti con cornamusa e violino finali che si beve d'un fiato.
Stordito!!
Vado via dal Pub(femo) col sorriso stampato sul volto ed una gradazione alcolica al di sopra dei livelli di guida.
Titus Andronicus Forever.


Ian Graetzer - basso
Amy Klein - chitarra, violino
David Robbins - tastiera, chitarra
Eric Harm - batteria, voce
Patrick Stickles - voce, chitarra, armonica

Sicuramente il migliore di questo 2010

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sabato 23 gennaio 2010

Chapter 25 - Charades - Revolución Solar (2010)


Oggi potevo segnalarvi la bella compilation di cover del mitico Fela Kuty ''BLACK MAN'S CRY - THE INSPIRATION OF FELA KUTI'' oppure dell'album di CoverRock di Gaz Coombes e Danny Goffey cantante e batterista dei Supergrass dal titolo The Hot Rats - Turn Ons o per deprimervi, parlare di quei fantocci dei Vampire Weekend, che ricopiano con l'acclamatissimo(?) Contra il sound di Graceland di Paul Simon.
Invece vi segnalo un album pieno di caramelle.
Come sarebbe il pop e la psichedelia di The Beach Boys, Os Mutantes o dei Love nel 2010?
In attesa degli immensi Stereolab i Charades hanno la risposta.
Dopo alcuni mesi di immersione nella loro rivoluzione e la ricerca della libertà totale, i Charades sono tornati, a dimostrazione che le promesse fatte in "En Ningún Lugar" (2008) sono vere e forti. Dopo la grande risposta del prcedente album che aveva, con tonnellate di recensioni eccellenti da parte della stampa internazionale e decine di concerti, questo è uno degli album più attesi dell'anno. "Revolución Solar" suona Charades più simile che mai, ma in un modo radicalmente diverso e nuovo, come non avevamo mai sentito prima.
Questo nuovo album contiene ancora una volta i valori della musica anni '60: l'immaginazione, la libertà, la bellezza, l'amore e la sperimentazione. . Ma siamo nel 21 ° secolo, e anche se le loro influenze e il gusto sono chiarissime, non troverete qui revival, né pop, rock e folk. "Revolución solare" è un album pop psichedelico, tribale, profondo e bellissimo, dove hanno miscelato tutte le loro influenze per creare un album meraviglioso dall'inizio fino alla fine. Stranezze e crazy beats si mescolano con melodie preziose , sintetizzatori interagiscono con chitarre acustiche, percussioni e una nuvola di effetti delay, i figli degli Stereolab sono tornati.
Prodotto da Santi Garcia (come i loro due album precedenti), queste dieci canzoni vanno a creare un mondo migliore per noi, così diamo il benvenuto alla rivoluzione solare!

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giovedì 14 gennaio 2010

Chapter 24 - Steve Conte and Crazy Truth - Steve Conte and Crazy Truth (2009)


Ritardo ingiustificato.
Steve Conte chitarra e voce solista.
Lee “Leeko” Kostrinsky basso e cori.
Phil Stewart batteri e cori.
Uscito nell'Ottobre 2009, ne avevo letto nei vari blog marcati USA, ma non gli avevo dato attenzione più di tanto, forse perchè, anche se il nostro chitarrista dei New York Dolls suona lo strumento alla grande, dei tanti progetti sfornati fuori dalle Band di provenienza, poche volte mi hanno entusiasmato.
Andiamo al sodo.
Già essere parte dei padrini punk sarebbe una posizione abbastanza soddisfacente per alcuni musicisti, ma per Steve Conte è solo un colore sulla tavolozza.
Non possiamo affiliarci con il leggendario New York Dolls e non ottenere qualche vantaggio da esso.
Steve Conte si trova in posizione invidiabile, una volta detenuta da Johnny Thunders. Con la chitarra e un atteggiamento coraggioso NYC riconoscibile, questo trio, ha pubblicato un album di 11 buoni brani, vecchio stile anni '70 da osteria Rock n 'Roll.
Punk non può essere stato il genere più progressista e sorprendente da trovare, è uno stile di fondo qui, ma questo spettacolare trio musicale ci dimostra come sia relativamente semplice produrre un piacevole risultato.
Il tono del disco è dato da 'This Is The End', un intro energico con un grande riff, mentre più dello stesso può 'Gypsy Cab', che ha un giro che affascina e che sentiamo ronzare che non si dica. A caccia bluesy in direzione di 'Texas' prima di colpire un assolo di formicolio con 'The goods are odd' e per chi preferisce qualcosa di più melodico, 'The thruth aint pretty' può colpire in loco. Un tocco di soul si manifesta anche in forma di 'pullman della speranza', ma forse il brano che meglio identifica il lavoro è ' Strumpet hearted monkey girl'. Chitarra gitanata con Indie Girl che sembra rubata da Misunderstood versione dei Santa Esmeralda con quei giusti giri in meno che la fanno piacevolmente slowly.
A seguire il brano migliore dell'album, "Junk planet".
Il disco è arricchito dalle prestazioni da parte della clientela tipo il front man Dolls David Johansen all'armonica, la voce soul di Nikki Richards (Tina Turner / Madonna) e Catherine Russell (Al Green) e dai fiati di Danny Ray (Sylvain Sylvain / Johnny Thunders), Tom Timko (Stevie Wonder ) e Kiku Collins (Beyonce).
Dice Conte, "Questo album suona come una band che suona dal vivo perché è batteria, basso e chitarra insieme in una stanza, assoli registrati dal vivo su basi ruvide e dure. E 'stato come fare un concerto. Amo suonare dal vivo con questa band, perché è tutta una questione di gioco e di momento. … Noi non ci limitiamo a fornire le canzoni ... we JAM!"
Steve non ha nulla da dimostrare.
Noi siamo sazi.
P.S. il nome della Band proviene da un poema di Charles Bukowski.

http://hotfile.com/dl/18070336/d49ac9f/162_Steve_Conte_and_Crazy_Truth-Steve_Conte_and_Crazy_Truth_2009.rar.html

martedì 12 gennaio 2010

Chapter 23 - The Soft Pack - The Soft Pack (2010)


The Soft Pack sono una band indie rock formatasi a San Diego, California, Stati Uniti nel 2008. Sono composti da Matt Lamkin (voce, chitarra), Matty McLoughlin (chitarra), David Lantzman (basso) e Brian Hill (batteria). Originariamente come The Muslims pubblicarono un maxi-singolo e un 12"EP per la 1928 Recordings . Come Soft Pack hanno pubblicato tre EP. Il loro è un suono grezzo ma efficace, in realtà non fanno molto per nascondere le loro propensioni al garage degli annì '80 , la loro vivacità ritmica, le loro buone intenzioni ci portano a trovare paragoni nel passato di quel periodo o poco oltre, tipo i Pavement che suonano i Rain Parade o viceversa.
Aiuta (o non aiuta), ma queste tendenze sono abilmente accentuate (o aggravate), dal produttore Eli Janney, che sicuramente non è estraneo a quello che è successo nel corso del periodo di massimo splendore Dischord (vedi Girls Against Boys).
Il loro omonimo album di debutto suona, in questi giorni, nelle mie orecchie in maniera impressionante, ed i suoi 35 minuti scarsi volano in un batter di ciglia.
Dal brano d'apertura, C'mon, fino a Parasites brano di chiusura, è una ventata di freschezza con quello straf-fottismo che dovrebbe rappresentare un tipico album di esordio.
La band è in completo controllo qui, con un sacco di divertimento, facendo grande musica. Il lavoro di chitarra è liscio, con un tono grintoso, sufficiente a mantenere il loro sound garage rock.
Nel loro sito, invitano a chi volesse, con un annuncio quasi da incontri privati, ad organizzare "un party per presentare l'uscita del disco il 2 febbraio e per festeggiare vogliamo fare uno spettacolo a casa dei tuoi. Non siamo tipi da fare thrash il tuo posto o qualsiasi cosa - noi suoniamo, flirtiamo e beviamo un paio di birre. Tutti i tuoi amici, più un paio di nostri = garantiti buoni momenti. Se siete interessati, basta rispondere a thesoftpack@gmail.com in 50 parole o meno e diteci perché si debba suonare nella tua casa! . Idealmente, la vostra casa deve essere nella zona di Los Angeles, in qualsiasi punto tra Long Beach a Downtown, Los Angeles a Santa Monica.",meglio di così.......
Dal 23 Gennaio in Tour faranno tappa in Europa dal 12 Febbraio.
Sicuramente uno dei debutti più brillanti del 2010!

http://uploading.com/files/f1546618/www.NewAlbumReleases.net_The2BPack2BThe2BPack25282010%2529.rar/

sabato 2 gennaio 2010

Chapter 22 - Funk'n'stein - The Next Level


Anche se a inizio 2010, mi trovo a recensire in ritardo un album da me ascoltato in questi giorni di festività, che fà parte della mia personalissima classifica del 2009.
Intanto i Funk'n'stein non sono altro che un gruppo di rispettati musicisti israeliani che usano il loro groove senza compromessi, per ottenere il massimo da quel ritmo che amano, il Funky.
Formatosi inizialmente da 8 funklovers di fama nazionale, dopo vari concerti nei vari club e festival nella loro nazione, con i loro beats funky, soul ed un groove potente e danzereccio, pubblicano il loro album di debutto nel 2006 "the Band" facendosi conoscere anche a livello internazionale.
Partiamo parlando di lui, il leader Elran Dekel. Questi non è che un ragazzone di 2metri con capigliatura afro che è riuscito a dar vita ad una delle band più uniche che si sono evolute nella nuova scena funk.
Una band che si presenta live in questa maniera:
nella parte posteriore, si trova una sezione ritmica killer che possono fare muovere le montagne.
Una sezione media di ottoni, che risplende su ogni movimento. E nella parte anteriore, uno spettacolo puro, che accompagna lo spettatore in un viaggio sonoro con la sua voce di velluto e mega aspetto carismatico portando un suono fresco e tagliente che si basa sulle fonti di band funk del passato, prendendo a piene mani dal sound Motown e dai padri del funky rielaborando il tutto con la disco anni '70.
I Funk'N'Stein utilizzano il loro groove senza compromessi per aumentare un messaggio e fare il cambiamento.
Dimenticavo, vivono ancora in Israele, dove sono sempre accolti in maniera entusiasta dai media locali.
Hanno sempre una solida base di fan in patria e in tutto il mondo, e ci mancherebbe, sono solo da conoscere. Con il loro secondo album fuori, sono determinati a portare il loro amore per la musica a chi ne ha bisogno.

Membri del gruppo:
Elran Dekel, Vocal
Sefi Zisling, Tromba
Shlomi Alon, Sassofoni
Yaeir Slutzki, Trombone
Alon Freeman, Keyboard
Amit Sagie, Guitar
Shay Shalom Khamani, Bass
Tal Tamari, Drums
Kuti, Percussioni
Mika Sade, cantante

Thats Funk e ascolatalo forte

http://hotfile.com/dl/18445923/ec8cbde/Funknstein_-_The_Next_Level_(2009).rar.html

lunedì 23 novembre 2009

Chapter 21 - Daniel Johnston: Is And Always Was 2009


Il post di oggi è dedicato ad uno dei miei favoriti.
Questa figura, sconosciuta ai tanti cultori di musica pop ma leggendaria alle orecchie di quei ricercatori di tesori musicali, ha trascorso trent’anni di onorata carriera alla ricerca non solo di se stesso ma anche di una perfezione nella forma-canzone, non fosse altro per dei limiti dovuti a certa stonatura nel suo cantato che riportavano a suggestioni più Barret-ane che Lennon-ane dovute (forse) ad un suo particolare stato "mentale".
Daniel Dale Johnston (Sacramento, 22 gennaio 1961) diciamolo subito è un cantautore.
Ma che Cantautore! sì , con la C maiuscola.
I suoi primi amori sono la Bibbia, Capitan America ed i Beatles.
Dopo aver fatto delle casalinghe colonne sonore a dei suoi cartoni animati amatoriali si cimenta con un lavoro casalingo, "Songs of Pain" con organetto e mangianastri, dove riversa un amore non corrisposto di una sua coetanea, siamo nel 1981.
Dopo il primo forte crollo nervoso che lo porta ad abbandonare la scuola d'arte per unirsi ad un carnevale itinerante come venditore di pop-corn, continua incessantemente a comporre ed incidere materiale (che registrerà in svariate musicassette). Lavori saltuari e musica sono il suo quotidiano in questo periodo di Austin, diventando però nel frattempo un idolo nella città texana; leggenda narra di una fugace apparizione televisiva su MTV che lo eleva a nuovo fenomeno della scena underground, accendendo l'interesse addirittura dei Sonic Youth.
Negli anni '80 produce in tutto 13 lavori che risentono tuttavia del suo particolarissimo stato umorale, rendendoli talvolta frammentari e surreali, alternando gemme a dolorose crisi di rumore, dovute alla particolare vita di Daniel, con l'aggravante dell'uso di acidi e altre droghe. Fa eccezione tra questi lavori "Hi, How Are You?" del 1983 e quello che forse è il suo capolavoro, "It's Spooky", realizzato nel 1988 in collaborazione con Jad Fair: dove i due suonano svariati strumenti e si divertono a duettare in maniera ripetitiva e schizofrenica.
Gli anni novanta portano a Daniel con quello che è il suo primo successo internazionale, "1990", successo favorito certamente dalla capillare diffusione garantitagli dall'etichetta Shimmy Disc. È un album più maturo, con meno episodi rumoristici e più forza a ballate pop con solo voce e chitarra acustica. Sembra l'inizio di una rinascita per Daniel, che incassa anche il sostegno pubblico di Kurt Cobain (che Daniel dichiara di non conoscere minimamente). Così nel 1992 esce "Artistic Vice", forse il suo disco più gioioso e spensierato, il cui successo gli varrà la firma di un contratto con l'etichetta Atlantic. Ma un nuovo tragico crollo lo porterà al limite del suicidio; così nel 1994 termina le registrazioni di "Fun" con un braccio rotto. È un periodo terribile per Daniel, che passa diversi anni in terapie riabilitative e sembra avviato verso il tramonto.
Quasi a ridosso del nuovo millennio torna a vivere con i genitori e si rimette a scrivere e a disegnare come ai tempi migliori.
Gli anni 2000 vedono Daniel Johnston uscire timidamente dal suo guscio grazie a Mark Linkous (Sparklehorse), che paga tributo ad uno dei sui idoli producendogli l’ottimo 'Fear Yourself' (2003), e ad una raccolta edita dalla Gammon ('Discovered Covered', 2004) in cui i brani del Peter Pan di Austin vengono reinterpretati da una schiera di 'big' di ieri e di oggi (Death Cab For Cutie, TV On The Radio, Calvin Johnson, Beck e Tom Waits, fra gli altri). Questa strategia di donare smalto ad una mente compositiva disturbata ma straordinariamente prolifica, prosegue con il qui presente 'Is And Always Was', in cui le capaci mani del musicista/produttore Jason Falkner (già all’opera con Beck, Air e Paul Mc Cartney) riescono a conferire un’ottima qualità sonora alle canzoni del lotto, senza rinunciare ad un approccio 'indipendente' da cui Daniel non ha mai voluto discostarsi. Un ottimo risultato per questo Frank Black in acido.

Daniel Johnston (voce, mente compositiva), Jason Falkner (strumenti, mente organizzativa).

http://www.mediafire.com/?vmjbrijnzjm

sabato 21 novembre 2009

Chapter 20 - Tinariwen - Imidiwan - Companions 2009



La notizia del mese è questa: I Tinariwen, band di musicisti tuareg che mescola la poesia della vita nel deserto con le chitarre elettriche, si sono aggiudicati l'Uncut Music Award per il miglior album del 2009. Il gruppo originario del Mali ha vinto il premio organizzato ogni anno dal magazine musicale londinese Uncut grazie all'ultimo album Imidiwan (Compagni), battendo la concorrenza degli altri sette finalisti, tutti statunitensi: star del calibro di Bob Dylan e i Kings Of Leon, oltre a Wilco, Animal Collective, Dirty Projectors, Grizzly Bear e The Low Anthem.

La giuria: «Imidiwan è l'album più ispirato e stimolante degli ultimi 12 mesi». I giurati, di cui facevano parte Billy Bragg, il dj Mark Radcliffe e il frontman dei Fleet Foxes, vincitori lo scorso anno, ha votato i Tinariwen all'unanimità, definendo Imidiwan «l'album più ispirato e stimolante degli ultimi 12 mesi». L'editore di Uncut, Allan Jones, ha commentato la vittoria dei musicisti del Mali: «Parlano un linguaggio universale, non c'e bisogno di traduzione per capirli così come non si ha bisogno di capire le parole del rock'n'roll per eccitarsi al suono della musica».

Come gli appassionati di musica curiosi cercano sempre trame più interessanti e ritmi provenienti da tutto il mondo, giunge come una sorpresa questo esotico blues Touareg vestito dai deserti del Mali, sostenuto da una rappresentanza colta del rock quali Brian Eno, Thom Yorke, Robert Plant , Bono, Chris Martin e TV On The Radio. E quando sei entrato nelle grazie di tanti cultori, puoi ritenerti ufficialmente popolare.

Gli inizi.
Ibrahim Ag Alhabib, il fondatore del gruppo, rimasto orfano di padre ed esule in Algeria, iniziò ad appassionarsi a vari tipi di musica: tipiche melodie tradizionali dei tuareg, blues, raï (che ascoltava nelle taverne algerine), il chaabi marocchino e anche il rock e il pop occidentale. Ibrahim cercò di riprodurre questi tipi di musica con una chitarra, costruita da lui stesso(nei tuareg tutti si costruiscono gli strumenti da soli con una metodologia tramandata da secoli). Con questa chitarra si è esibì in concerti tenuti negli accampamenti dei profughi Tamashek tra gli anni settanta e '80 assieme ad Alhassane Ag Touhami e Inteyeden Ag Ableine, altri due esiliati suoi compatrioti.
Iniziò a suonare con le chitarre acustiche ed elettriche in Libia, nei campi nei quali il colonnello Gheddafi addestrava dei combattenti dei movimenti di liberazione di mezza Africa. Vennero a far parte del gruppo in questo periodi Kheddou, Mohammed Ag Itlale e Abdallah Ag Alhousseyni tutti e tre profughi Tamashek.

Il gruppo prese la decisione nel 1996 di dedicarsi alla musica a tempo pieno.
Nel 1999 conoscono il gruppo francese Lo'Jo e il chitarrista inglese Justin Adams (componente dei Strange Sensation di Robert Plant) ad un festival locale di world music (Festival in the Desert), produttori del Cd The Radio Tisdas Sessions (2001), primo disco dei Tinariwen al di fuori del loro continente.
Nel 2004 uscì il loro secondo disco, Amassakoul, e iniziano a fare dei live in Europa e negli Stati Uniti. In seguito all'invito di Carlos Santana al suo fianco sul palco del Festival di Montreux il gruppo diventa sempre più popolare. Nel 2007 esce il terzo album Aman Iman (Water is Life), sempre prodotto da Adams, ottiene apprezzamenti presso vari giornali rock e fa partecipare il gruppo al festival di Glastonbury. Sempre nello stesso anno i Tinariwen tengono due concerti in Italia.

Naturalmente, nella loro storia ultraventennale, ha aiutato molto il loro retroscena. Il padre di Ibrahim è stato ucciso dai militari del Mali per aiutare i ribelli Tuareg, e Ibrahim e gli altri membri, in seguito all'addestramento in un campo libico di guerriglia, si sono permessi di fare musica e piangere i loro compagni morti.

Ma la cosa importante è che la loro straordinaria biografia riesca a non oscurare la musica.

La ricetta di questo cocktail è semplice:
Prendete delle chitarre che suonano riff acustici e sbrandellati di Funky + galoppo di tamburi tradizionali a mano, il tutto sormontato da ululanti voci del deserto che sembrano riunire i guerrieri un rituale pre-guerra; shakerate il tutto con cubetti di Delta Blues dei suoi lontani cugini del Mississipi; tracce di riot ipnotico del Nord del Mali con melodie popolari della cultura Touareg nomade del deserto con tracce sommerse di band quali Talking Heads, Captain Beefheart e The Clash ed avrete i Tinariwen.

Imidiwan: (Compagni in italiano) doveva nascere ed essere registrato in presa diretta nel deserto, ma la volontà del produttore lo ha portato a Bamako senza per questo perdere di fascino.
Tutto ciò suona deliziosamente sporco e rozzo - con quello stile particolarissimo di chitarre sincopate in "Lulla" ; il nervosismo "Enseqi Ehad Didagh (Lying Down Tonight)", media il tempo meravigliosamente disorientante e firma un ritmo 9/16 con un fascino sgangherato.
Si và avanti col disco con il loro particolarissimo lo-fi. "Tenhert (la femmina del cervo)," si basa su un riff blues killer che ricorda Howlin 'Wolf's "Smokestack Lightning", tutto il tempo accompagnato da un mezzo-parlato, rapping aritmici. "Kel tamashek (il popolo tamashek)", basata su un drone discordante di chitarra acustica, inizia come una miniatura stile Incredible String Band.
La maggior parte delle canzoni sono basati su un riff monocorda, ma aggiungendo un fondo femminile-up vocalists un po 'caotico, all'unisono, come una sorta di Bananarama tuareg, si aggiunge una patina allegra all'anthemic "Imidiwan Afrik TenDam (My Friends da tutta l'Africa) "
o il funk pigro "Tahult In (la mia salvezza)".
Il valzer a lenta combustione "Tamodjerazt Assis (rimpianto è come una tempesta)" è l'unica pista con il poeta Tuareg e occasionali Japonais bandmember ( "egli rappresenta la vera anima di Tinariwen", dice Ibrahim, "senza compromessi e indomabile, che è per questo che non è molto buona in tour ... ").
L'album si conclude con una traccia nascosta all'interno di "Ere Tesfata Adounia" - appena accarezzata da effetti per chitarra che si diffonde attraverso gli altoparlanti, come il vento del deserto, quel sound Eno-derivato che diventa la membrana che collega l'Africa col fantasma del rock'n'roll.

http://www.mediafire.com/file/2iondwyznzr/Tinariwen_-_Imidiwan__Companions.rar

martedì 10 novembre 2009

Chapter 19 - Them Crooked Vultures "Omonimo"


"Il prossimo progetto che ho intenzione di intraprendere coinvolge me alla batteria, Josh Homme alla chitarra e John Paul Jones al basso, sarà il prossimo album, e non farà schifo".
Parola di Dave Grohl.
In effetti, l'ex-Nirvana-Foo Fighters affermazione più veritiera non poteva pronunciare ad un intervista su Mojo nel 2005.
Siamo a Luglio 2009 quando Brody Dalle, moglie di Josh, annuncia sul magazine inglese NME la nascita di questa nuova SuperBand, riportando commenti entusiastici del marito.
E a Novembre l'uscita.
Nei Them Crooked Vultures, oltre al batterista-profeta sucittato, ne fanno parte il cantante e chitarrista Josh Homme (Queens of the Stone Age, Kyuss, Eagles of Death Metal) e il leggendario bassista e tastierista John Paul Jones (Led Zeppelin). Nei live la band è supportata dal chitarrista Alain Johannes (Queens of the stone age, Eleven).
I Them Crooked Vultures hanno debuttato al Metrò di Chicago il 9 Agosto 2009 ed in Europa il 19 Agosto al Melkwegg di Amsterdam. Successivamente si sono rodati nei Festival più importanti europei: Pukkelpop, Lowlands, Reading e Leeds prima di annunciare il tour che chiude il 2009 nel Nord America, Germania e Regno Unito, rispettivamente da Ottobre a Dicembre per poi iniziare il 2010 in Australia.
Il disco:
Il trittico iniziale No One Loves Me & Neither Do I - Mind Eraser, No Chaser - New Fang era quello che si voleva ascoltare da un disco con attributi. Immaginatevi il trio da centrocampo composto da Benetti, Furino e Tardelli e lo riportate paroparo alla musica, scintille.
Dead End Friends è tanto QOTSA quanto Elephants lo è dei Foo Fighters e Scumbag Blues dei Led Zeppelin.
Bandoliers sembra fatta per essere cantata da Mark Lanegan.
Reptiles,Interlude With Ludes, Warsaw or the First Breath You Take After You Give Up, Caligulove , Gunman sono il loro particolarissimo bignami-rock, spaziando dai Doors al Rock Sudista, per terminare con Spinning in Daffodils, che chiude l'album in un perfetto KyussSound.
La logica risposta a Jack White e il suo ennesimo progetto parallelo, Dead Weather.
Tra i preferiti di questo 2009.
http://www.mediafire.com/download.php?ctzmzdnoynu

domenica 1 novembre 2009

Chapter 18 - The Flaming Lips - Embryonic


Devo essere sincero, quando mi è capitato tra le mani, senza neanche degnarlo di un ascolto attento, pensavo all'ennesimo disco che strizzava l'occhio alla classifica (come almeno tre album a questa parte) dei miei ex preferiti.
Mi son dovuto ricredere.
Al secondo ascolto mi sono chiesto se fosse vero.
Al terzo la conferma.
Già dalla prima traccia, mi avvolgono con quell'incedere PinkFloydiano versione Barret.
Più si và avanti e più si scoprono i nuovi-vecchi suoni del gruppo di Oklahoma City, che 23 anni fà sfornavano Hear It Is, album di esordio dove c'era scritto già tutto.
Psico-minimal-kraut-experimentalrock si potrebbe definire questa loro ultima fatica.
Un ritorno al passato per questa band, con uno spruzzo di sperimentazione che, personalmente mi sarei già aspettato dieci/quindici anni fà
Sperimentando gli angoli più estremi della psichedelia, dalla quella chitarristica degli esordi alla più bizzara degli inizi '90 per poi adagiarsi a quella più pop degli anni zero, i Flaming Lips, con questo doppio cd (18 tracce) sono tornati o anzi sono ripartiti.
Si, forse sarebbe meglio dire ripartiti, perchè questo è proprio un "Viaggio" come da anni non se ne sentivano.
Nel mio personalissimo cartellino, le Labbra Brucianti si erano spente a metà anni novanta, ma con questo lavoro mi sono tornati in mente dei vecchi beniamini come i Butthole Surfers.
Qui c'è sostanza, in tutti i sensi, una questione di qualità..............
Non meritano le 5 stellete, ma sicuramente uno dei "disco dell'anno".

The Flaming Lips - Embryonic
http://www.mediafire.com/download.php?mlmkyzmnjdh

giovedì 22 ottobre 2009

Chapter 17 - Dave Matthews Band "Big Whiskey and the GrooGrux King"


In ritardo, come mio solito vi voglio segnalare un gradito ritorno.
Dopo un silenzio discografico di 4 anni, torna, con una copertina fumettistica(indovinate di chi è la faccia), la JamBand che più ha rappresentato l'anima free della musica americana ancora in produzione.
Lo sviluppo di questo album non è stato dei migliori, la band ha perso prima il “tastierista gregario” Butch Taylor(divergenze musicali?), e poi, in ben più tragiche circostanze, il sassofonista LeRoi Moore, 46enne che era stato uno dei fondatori della band con le sue eclettiche influenze jazz.
Purtroppo Moore aveva avuto un grave incidente stradale al quale erano seguite una serie di ricoveri.
Ed è incentrata tutto sulla figura di LeRoi Moore il lavoro.
GrooGrux non è altro che il soprannome del sassofonista e ripetuti sono i ricordi al compagno con citazioni varie e quella intro composta dallo stesso qualche mese prima di morire.
L'album? Dopo le prove un pò scialbe di Busted Stuff e Stand Up pensavo peggio.
Più Rock e meno Free, ma quanto calore.
Da avere

http://www3.hi.is/~gvr/music/Big%20Whiskey%20and%20the%20GrooGrux%20King/

mercoledì 7 ottobre 2009

Chapter 16 - Arctic Monkeys - Humbug


Stando sempre nel 2009, ma un pò in arretrato rispetto al post precedente, segnalo l'ultimo lavore degli Artic Monkeys "Humbug".
Tanto per intenderci (per i pochi che non li conoscessero), siamo nel campo del Brit-Pop, parolina che identifica tutto quel magma che dai Stone Roses in poi ha rappresentato il Regno Unito in campo musicale, stile che miscelando Beatles-Who-Jam ha prodotto Oasis et similia.
Agli amanti del genere non possono sfuggire queste "scimmie artiche", entrati nel Guinnes per aver venduto più di un milione di copie in soli 8 giorni, battendo così il precedente record detenuto dagli Oasis, con il loro disco di esordio Whatever People Say I Am, That's What I'm Not.
Questa loro ultima fatica, viene definita dai pseudoGuru della critica musicale Rock........mah.............forse volevano intender più rock rispetto ai lavori precedenti(questo è il loro terzo cd).
Comunque, per la media Anglossasone del 2009 merita una menzione(appena uscito in Inghilterra già n.1).
Pronto ad accogliere critiche, per il download copiare il link

http://beni.homeip.net/~beni/mp3/Arctic%20Monkeys,%20Humbug/

martedì 6 ottobre 2009

Chapter 15 - Pearl Jam + Nick Cave & Warren Ellis + Yo La Tengo+

Dopo le meritate vacanze, ritorno a postarvi qualcosa di veramente carino per questo 3/4 di 2009

Parliamo subito dei Pearl Jam che con questa ultima fatica (era ora) si fanno risentire nel mio stereo.
Lavoro old-style come da loro tradizione ROCK, un Vedder in vana poetica (meno intimista della colonna sonora di Sean Penn) e duro al contempo riporta certi suoni rock che da 20 anni a questa parte ci fanno riconoscere i nostri.
Non un capolavoro ma il loro miglior cd da 10 anni a questa parte.

Nick Cave e Warren Ellis pubblicano un sunto + novità recenti dei loro ultimi lavori. No Rock ma viaggio "lunatico" che parte da Jesse James e passando da The proposal gira tra padri, figli spiagge e quantaltro per raccogliere i loro lavori in duo o con i Grinderman. Uniti sin dai Bad Seeds, i due grandi amici con la apsione del cinema arrivano fino alla lunga Sorya Market per farrsi ascoltare in maniera "sottile".

Infine i Yo La Tengo, pietra angolare di quel Rock(?) americano degli ultimi 20 anni che comprende a mio gusto i Pixies, Pavement e Phish (tutti con la P......... un caso) che mischia Powerpop, Psichedelia, Folk, Garagefunk e "Velvet"sound.
Non è il loro miglior lavoro ma sicuramente entra nei primi 10 del 2009 nel mio personalissiomo cartellino.
Adorabili come sempre.
Ce ne fossero.

Suonateli forte!

Pearl Jam - Backspacer
http://baablogic.net/Pearl%20Jam/Pearl%20Jam%20-%20Backspacer.tar

Nick Cave and Warren Ellis - White Lunar
http://rs492.rapidshare.com/files/282035419/Nick_Cave_and_Warren_Ellis-White_Lunar-2CD-2009.rar

Yo La Tengo - Popular Songs
http://www.mediafire.com/download.php?dujhmdkzgyl

sabato 18 luglio 2009

chapter 14 - The Dead Weather - Horehound


La notizia musicale di oggi è questa, anche Jack White e il suo ennesimo progetto parallelo, Dead Weather, hanno deciso di sfruttare questo trend per il lancio del disco d'esordio, un negozio che resterà aperto solo oggi e domani.
Si tratta dei temporary stores, esercizi che inaugurano e chiudono nel giro di poche ore.
Il chitarrista e cantante degli White Stripes, insieme ai suoi compagni del nuovo progetto, si esibirà infatti in un breve show al negozio di New York, al civico 131 di Chrystie Street. Lo shop si chiama Third Man Records, come l'omonima etichetta di White, e avrà in vendita solo Horehound, l'album di debutto, e il merchandising del gruppo.
Una manciata di copie, sei per la precisione, contiene una sorpresa: un golden ticket. Chi ne troverà uno potrà visitare la Third Man Records a Nashville con tutte le spese pagate.

Tutt'altro che esordienti, presi singolarmente. A cominciare dall'ubiquo Jack White, che messi da parte momentaneamente i White Stripes e accantonato pure il precedente passatempo coi Raconteurs, insieme al bassista di questi ultimi, Jack Lawrence, e al pluristrumentista che rafforzava la band in concerto, Dean Fertita (di suo implicato abitualmente nei Queens Of The Stone Age), ha dato vita a un'altra formazione ancora, ponendo al centro della scena l'affascinante Alison Mosshart, metà femminile del duo The Kills. Nome in codice: Dead Weather. Ciò che usando gergo d'altri tempi dovremmo chiamare "supergruppo". Ovvia l'attenzione mediatica che ne ha accompagnato le mosse iniziali, dal concerto newyorkese al Bowery Ballroom del 14 aprile al recente singolo "Hang You from the Heavens". Ma ancora poca cosa in confronto a ciò che accadrà con la pubblicazione - da oggi - dell'album Horehound: registrato in gennaio nello studio allestito dentro l'edificio che a Nashville ospita il quartier generale della Third Man Records, etichetta discografica fondata dal tentacolare Jack White. Che interrogato sulle ragioni del suo frenetico attivismo, ha risposto: «Provo a fare tutto quello che mi passa per la testa»
Con l’album di debutto “Horehound” e una manciata di concerti alle spalle, The Dead Weather sono già una leggenda. Pensare che sono nati per caso quando, un anno fa, un ladro rubò il furgone dei Kills, costringendoli a viaggiare insieme ai Raconteurs, dei quali erano la spalla in tour. È stato così che hanno stretto amicizia per poi creare il tutto.
Per White, che può vantare collaborazioni con Jimmy Page, The Edge, Rolling Stones, Bob Dylan e persino di una Bond-song con Alicia Keys, dare vita a un gruppo è un gesto spontaneo. Com’è successo con The Dead Weather: «Dopo un giorno di prove, avevamo già quattro canzoni» spiega. Da un lato c’è dunque la naturalezza nel far musica e dall’altro l’impressione che White abbia sempre il controllo della situazione. Nulla è lasciato al caso, basti pensare all’ormai iconico duo White Stripes, al loro perfetto bicromatismo, bianchi e rossi dagli indumenti agli strumenti e le copertine e al dilemma innescato nei fan per rendere le cose più interessanti: fratello e sorella o marito e moglie? C’è voluto un certificato di divorzio pubblicato dalla Detroit Free Press per confermare che non erano parenti, anche se i più svegli avevano notato gli sguardi d’intesa sul palco. Un rock ancora più essenziale, fatto solo di chitarra, batteria e una tastiera occasionale. Sono stati proprio i White Stripes a ricordare a tutti che una brock-band non ha bisogno di una formazione standard per lasciare il segno nella musica. Purché ci siano le idee, anche se riciclate da quelle dei grandi padri del blues, come Muddy Waters e Bo Diddley.
Arriviamo al sodo, l'album scorre liscio-liscio e si appresta a diventare uno di migliori di questo 2009.
Tuttoblues come piace agli amanti del genere, poco fumo e molto arrosto.
Jack White è oggi quello che non è stato Jon Spencer(sfortuna?) dal punto di vista mediatico, anche se la formula è la stessa.
Mentre tutti si prostravano al dio-computer, Jack è forse l'unico ad aver successo registrando con macchinari da due dollari vecchi almeno quarant’anni.
«Voglio essere parte della rinascita delle cose concrete, belle e ricche di anima ,piuttosto che arrendermi all’era digitale» dice White che oggi, invece, ha un’etichetta discografica, a Nashville, dove vive con l’altrettanto pallida moglie e modella Karen Elson. Nel suo studio, manco a dirlo, c’è una pressa per stampare dischi in vinile e una camera oscura per creare le copertine all’impronta.

Buon ascolto.

http://www.mediafire.com/download.php?gmzd4imzkjz