martedì 27 aprile 2010

Chapter 35 - Yamon Yamon - This Wilderlessness / Natalie Merchant - Leave Your Sleep / Melvins - The Bride Screamed Murder

Il meglio delle uscite musicali di questi ultimi 10 giorni mi viene difficile da recensire.
Ho avuto modo di imbattermi su un pò di musica elettronica, ed anche se è esaltata dai media di mezzo mondo internauta, è un genere che non mi tira più di tanto (per gli amanti del genere vi cito i Flying Lotus, Booka Shade, Crystal Castles), anzi mi sono fatto due palle grandi quanto un universo.
Ma non tutto il male viene per nuocere e quindi sono andato a riascoltare alcune cose che avevo insignificatemente tralasciato.
E così casualmente sbatto le orecchie su un gruppo, questi Yamon Yamon, che con il loro indie rock pop e quant'altro ci si voglia mettere, si fanno ascoltare.
Infatti, se si ha un pò di fantasia, attraverso la rete, si possono fare delle belle scoperte musicali.
Della serie meglio tardi che mai, mi trovo ad ascoltare l'album in oggetto che è This Wilderlessness che con tanto di orso in copertina che porta in mano una sorta di mirrorball arboreo ed arbustivo della flora spontanea svedese, ci rimanda con Wang Lee (il brano che mi ha dato l'impulso ad ascoltarli)ai primi Pavement. La curiosità è stata talmente tanta da metterli sul mio mp3 ed in un men che non si dica, a preferirli all'ultimo lavoro dei Broken Social Scene, il buono e niente più Forgiveness Rock Record.
Fuori tempo massimo ed invaghito da questo sconosciuto gruppo vado a cercare notizie sul gruppo.
Il lavoro su questo Wilderlessness inizia alla fine del 2008 e ha preso la band svedese di Stoccolma per quasi 12 mesi a lavorare sulle registrazioni.
Uscito a gennaio del 2010, gli sforzi di questo lavoro sono del cantante / chitarrista Jon Lennblad, del batterista Christoffer Öberg-Runfors, bassista John Sjöberg e il chitarrista Anton Toorell è tutto. E 'un disco indie-pop puramente lo-fi per quanto riguarda la produzione la fi-lo-sofia. Fast Walker è là a ribadire il loro talento che mi ritrovo ogni volta alla conclusiva High Class ad avermi bevuto il loro disco d'esordio in un battibaleno.
Diventeranno famosi? 3 stelle piene.

Cambio genere e sempre sul mio personalissimo lettore musicale avevo lasciato stranamente in un angolo remoto un disco che stavo per cancellare.
Mai giornata uggiosa è stata fatale.
Natalie Anne O'Shea Merchant ai più magari non può dire niente, ma se il nome lo abbreviate in Natalie Merchant vi riporterà in mente i 10,000 Maniacs dei quali lei era la cantante. Abbandonato il gruppo nel 1993, per cercare il successo come solista si era ritrovata ad essere paladina del folk di nicchia e a cantare e collaborare insieme a molti artisti, tra i quali Michael Stipe, Susan McKeown, David Byrne, Tracy Chapman, Peter Gabriel, Billy Bragg e i Wilco. I suoi lavori hanno toccato tematiche politiche e sociali e sostenuto associazioni e progetti come Amnesty International e l'American Indian Movement sia con le sue canzoni che prestandosi come testimonial. Tutto questo in vent'anni di onorata carriera e cinque album in studio. Ora nel 2010, dopo 7 anni dal suo ultimo lavoro solista si ritrova a partecipare a "Here Lies Love" di David Byrne e Fatboy Slim, concept album sulla vita di Imelda Marcos, nel quale Natalie Merchant ha cantato "Order 1081" e sorprendente costruisce un abum Leave Your Sleep dove tocca brillantemente tutti i generi: cajun, bluegrass, reggae, musica antica,jazz, musica da camera e rhythm and blues, ma anche folk celtico, balcanico, cinese e qualsiasi cosa voi ci vogliate "sentire".
Ragazzi, asoltatelo e non fate i prevenuti. Stiamo parlando di un capolavoro. Di uno di quei dischi che non ci faranno scordare questo 2010. Ero sciaguratamente prevenuto. Mi son dovuto ricredere. Non c'è un brano che emerge, perché tutte le 26 canzoni vi ruberanno il cuore e l'anima. "Il progetto più complesso che io abbia mai portato a compimento o immaginato". Infatti, la registrazione ha coinvolto più di cento musicisti e i testi delle canzoni sono stati scelti da Natalie Merchant tra canzoni popolari e composizioni di poeti di epoca vittoriana, oltre ad autori contemporanei, tra cui Ogden Nash, Edward Estlin Cummings, Robert Louis Stevenson, Christina Rossetti, Edward Lear, Gerard Manley Hopkins e Robert Graves. Solo persone aride di sentimento potrebbero ignorare questo lavoro. Quasi 5 stelle.

Ed ora "grasso di motore".
E' così che io identifico quel genere che mischia il punk col metal e lo stoner rock.
E chi mejo de loro possono interpretare questo "grasso" sound. Ora sono loro che, col 25esimo anno di discografia da santificare, mostrano i denti ed è uno dei mejo lavori degli ultimi anni. Dimenticavo, stò parlando dei Melvins paladini del Grunge prima che il Grunge fosse portato alla ribalta dai Nirvana con Nevermind, e per ammissione del compianto Cobain, fans degli stessi.
Questo loro ultimo lavoro non può storcere il naso ai fans del gruppo e rispetto a l'ultimo è di gran lunga meglio.
......"we are ready" cantano nel brano di apertura e aprono il secondo con lo stesso giro del primo brano a far da collante alle chitarre metal.
Il disco si fà sempre più sperimentale e questo The Bride Screamed Murder sembra somigliare sempre più ad Houdini, il loro capolavoro. Pig House è classica e coinvolgente, le batterie avvolgenti, caratteristica di questo loro terzo disco come un quartetto. Infatti ai loro fondatori Buzz Osborne e Dale Crover sono stati aggiunti dai Big Business 'Coady Willis e Jared Warren da tre album a qusta parte.
Raga, mi trovo al 5 pezzo e ci trovo un giro di basso che farebbe impazzire Mike Watt, Electric Flower è da brividi e la seguente Hospital Up è da spavento con tanto di giro jazzy e quella chiave di Cure che ci ricorda l'intro di Close to Me. Una scarellata di Inhumanity and Death (ferro-cissima) per arrivare a My Generation, dove coverizzano con un blues alla Zeppelin il classico degli Who, peraltro loro cavallo di battagli nei loro live act. P.G. x 3 saluta l'album con un approccio experimental ed io me lo riascolto, ed io me lo riascolto, ed io me lo riascolto, ed io me lo riascolto......four.....four.....four.....four......4 stelle.

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martedì 13 aprile 2010

Chapter 33 - So Cow - Meaningless Friendly / Peter Wolf - Midnight Souvenirs / Woods - At Echo Lake


Stò cercando, per quanto possibile, di dare una cadenza almeno settimanale alle recensioni, anche se bei dischi non se ne sentano tanti in giro, ma almeno qualcosa di accettabile cerco per il mio personalissimo gusto di recensire. Parto da uno dei migliori esordi del 2009, che quest'anno si propone con un nuovo lavoro dopo essere stato sempre in tour. Lui si chiama So Cow (nella vita reale, Brian Kelly) ed è irlandese. Ha vissuto qualche anno in Corea dove faceva l'insegnante d'inglese alle elementari prima ed all'università poi, ora fa il giramondo con la sua musica. Ho conosciuto il suo album d'esordio omonimo l'anno scorso e me ne sono invaghito. Un po' di Jeffrey Lewis e un po' di Jonathan Richman, si dice che l'anno scorso avesse come backing band un lettore mp3, quest'anno invece fa sul serio in trio. Rispetto all'esordio non ha perso la grinta e la fantasia nel scrivere gemme pop, anzi maturato. Amante dei Beatles e Hitchcock(Robyn), alle prime sono rimasto un pò perplesso da come suonava Meaningless Friendly ma come nel precedente, ascolto dopo ascolto sono stato ri-rapito dal suo pop sghembo. Un consiglio, non fermatevi ai primi 3 brani ma ascoltatelo tutto e vi verrà la voglia di cercare anche l'esordio. Sarà nuovamente in Italia a Maggio. Grande. Amatelo. Quasi 4 stelle.
Passiamo ora ad un sottovalutato artista americano Peter Wolf (nato Peter W. Blankfield, il 7 marzo 1946) è un rock and roller americano, conosciuto come il cantante della J.Geils Band dal 1967 al 1983. Nativo nel Bronx N.Y.C., in questa sua nuova fatica da otto anni a questa parte, ci dispensa gocce di blues, rock e soul solo come lui sà fare. Se non lo conoscete è il momento di apprezzare questo 64enne con lo Stones-style e i suoi splendidi duetti che colorano quest'album.
La sua carriera musicale è iniziata nella scuola elementare, quando ha suonato il triangolo nella banda della sua scuola. Sua nonna si era esibita nel teatro yiddish, il padre aveva fatto il giro del circuito di vaudeville e lavorato al Tanglewood Music Festival, e sua sorella ballato per l'Alan Freed's show. Autore di Sleepless, nominato tra i 500 album del Rock dalla rivista Rollin Stone e dopo aver suonato col gota del Rock americano, ce lo troviamo nel 2010 con questo godibile disco. "L'amore uccide il tempo e il tempo uccide l'amore", canta Peter Wolf su Midnight souvenir, ma questo nuovo album delizioso rende chiara una cosa: nulla può uccidere il suo fascino, mostrando le virtù che hanno reso l'opera di Wolf un piacere a 16 anni come cantante con la J. Geils Band e dopo sette album da solista dal 1984. Lui è un cantante eccezionale, l'impresario appassionato del proprio mondo musicale, condividendo il suo amore per il country, soul e R & B con chiunque lo voglia ascoltare."The Green Fields of Summer" è una canzone acustica sorprendente dove Wolf e Neko Case trasudano bellezza autunnale. "Tragedy" suona come una Stones ballad, con Wolf che modula la sua voce su un groove sciolto, mentre la cantante country Shelby Lynne si trasforma in cuore malato di soul. "Thick As Thieves" è un country blues "The Night Comes Down" è dedicato alla memoria di Willie DeVille scomparso lo scorso agosto. Su "It's Too Late for Me", in duetto con Merle Haggard, è 'una ninna nanna spensierata sul passare del tempo che potrebbe essere stata scritta negli anni '50. Forse il suo miglior album solista. Ascoltatelo. Più di 3 stelle.
Dopo il pop ed il blues passiamo alla psychedelia americana. Vado ad azzardare il successo ai Woods con il loro quinto lavoro At Echo Lake. Qui parliamo di un album puramente 60-oriented come succede da qualche tempo a questa parte negli USA. Loro provengono da Brooklyn e dopo l'esordio a metà anni 2000 ci ripropongono il loro inconfondibile sound fatto di folk alternativo e musica freak con meno rumore rispetto agli esordi. Quì il loro suono e forse più pulito, per quanta pulizia ci possa essere in una band che ha fatto della bassa fedeltà il cavallo di battaglia. Il
cantante / chitarrista e proprietario dell'etichetta Jeremy Earl ha creato un suono molto vicino ai Grateful Dead di "Dark Star" con un brano, " From The Horn " che posso paragonare alla Eight Miles High in versione strumentale del 2010. Band mai entrata nel circuito importante ma adorata da uno stuolo di fans internauti, meriterebbe almeno un attento ascolto da qualche buontempone nel nostro Belpaese. Fidatevi. Almeno 3 stelle.

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giovedì 8 aprile 2010

Chapter 32 - Young Heretics - We Are The Lost Loves / Hacienda – Big Red and Barbacoa / Estereotypo - Love Your City


Poche notizie ma importanti, per identificare questo duo, formato da Matthew Wright, meglio conosciuto per il suo lavoro con i The Getaway Plan, rock band alternativa formatosi nel 2004 a Melbourne, Victoria, Australia, scioltasi definitivamente dopo un album ed una manciata di singles e demos. Nonostante il loro crescente successo, hanno annunciato la loro fine nel febbraio 2009, così ogni membro è passato così ad un nuovo progetto musicale. Così il giovane Matthew, messo da parte il progetto Getaway Plan all'apice del loro successo in Australia con l'album "Other Voices, Other Rooms", si è preso il posto del passeggero qui, però, con la splendida voce di Kitty Hart a prendere il duo indie per le orecchie di Melbourne, in Australia, e senza dubbio, per un tempo più lungo. Young Heretics è un progetto alimentato da pianoforte e batteria elettrica, e sopratutto senza i riff di chitarra heavy-radiofonico che distingueva il disco del gruppo. Si tratta, come suggerisce il titolo dell EP di fine 2009, " musica per sognatori". We Are The Lost Loves parte con la lenta e sognante Animal War con un cantato che ci ricorda le migliori cose di Bjork. Bones of a Rabbit , Dark Prince , Noah's Ark i brani che rimangono impressi con il pianoforte come strumentazione essenziale o solo accompagnamento di chitarra fino al finale cabaret di Trapperkeeper. Si possono paragonare a dei Dresden Dolls più calmi. Da ascoltare. 3 stelle.

Big Red & Barbacoa è invece il secondo album degli HACIENDA da San Antonio, Texas,
Stati Uniti, e come il suo predecessore Loud Is the Night , è stato prodotto da Dan Auerbach dei The Black Keys. Registrato alla coda del loro tour di fine anno tra club e festival in tutto il Nord America, Australia ed Europa (apertura per Dan Auerbach e Dr. Dog), questo nuovo album porta con sè quel "groove" pesante e il sapore di anni '60, timbro inequivocabile della band. Il risultato è una miscela di rock Tex-Mex , retro-pop e R & B che può solo essere descritto come South Texas Soul. BIG RED & BARBACOA cattura l'attitudine di una band pronta a suonare rock'n'roll, ... un mix di armonie dei Beach Boys, classici Stax Records groove e un suono di chitarra che ricorda il lato pop-rock anni '60 con le sue melodie, giri classici e spavalderia irresistibile. Gli Hacienda scrivono canzoni pop eccentrico e le suonano con spruzzi di T. Rex e Beach Boys. Dan Auerbach ha prodotto il disco con una jam fatta in cucina e gli echi ricavati nel bagno come una versione Texas di Paul McCartney del 1970 debutto solista fatto in casa. Rispetto al loro esordio meno Beatles e più Beach Boys, The Band e Gram Parsons. E dire che il loro lato migliore è quello dal vivo. Da avere. Quasi 4 stelle.

Infine arriviamo in Europa per recensire un gruppo spagnolo di rock indie ed electro fondato nel 2007 in quel di Santander. Estereotypo sono una delle scoperte più importanti del Rock indipendente cantabrico. Quello che chiamano "road-show di rock e dance" ha richiamato migliaia di persone nel loro Tour 2009, grazie al loro precedente album JOIN THE ELECTRO FUNKY PARTY! a partecipare alle feste!. Un successo su Internet ed il loro MySpace è visitato al ritmo di 1000 al giorno. Con una reputazione e un esercito di fans costruito su una forza che non delude dal vivo, stanno diventando un fenomeno emergente, e meglio di tutti, divertente.
Love Your City è il titolo scelto dal trio per il loro secondo. Questo nuovo disco, masterizzato da Mike Marsh (Chemical Brothers, Phoenix ...) presso lo studio di Londra The Exchange, raccoglie undici canzoni che suonano potenti, dirette e dancefloor solo come i loro padrini sapevano fare (dai Devo ai Franz Ferdinand). Una squisita e divertente fusione di indie-rock con la musica elettronica che fa degli Estereotypo una delle cose più interessanti e innovative del momento. 3 stelle e 1/2.

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venerdì 2 aprile 2010

Chapter 31 - Sharon Jones & The Dap Kings - I Learned The Hard Way / Eli Paperboy Reed - Come And Get It / Baustelle - I Mistici dell'Occidente


In modo diverso, mi trovo a recensire una serie di dischi che si rifanno agli anni 60/70, cioè al soul, blues e quindi al r'n'b più classico. La loro specificità non ne pregiudca la qualità. Insomma per questa Pasqua ci facciamo un tuffo nel passato.
Il primo disco è quello di Sharon Jones che con i suoi The Dap Kings sforna I Learned The Hard Way, disco buono ma non eccelso se confrontato col precedente 100 Days, 100 Nights (disco blues del 2007).
Intanto, giusto per intenderci, stiamo parlando della fuoriclasse del soul, paragonabile ad Etta James o Aretha Franklin degli anni 2000, e può vantare collaborazioni col calibro di David Byrne, Rufus Wainwright, Lou Reed, Booker T e Michael Bublé, capito?
Questo quarto lavoro della nostra amata, registrato su un otto piste in analogico a Brooklin ai Daptone Records’ House of Soul studios, ci riporta dritti dritti a quei dischi sixties-seventies più vicini al King of Soul sua Maestà James Brown, con tanta anima e sudore da poter strizzare il nostro cd da poterci lavare i pavimenti di casa. I Dap Kings fanno un lavoro egregio, vi ricordate "Rehab" e "You Know I'm No Good" di Amy Winehouse? I session-man erano loro, e portano a casa la vittoria senza fatica. Meno funky e più soul rispetto ai precedenti, ma supera abbondantemente le 3 stelle.
Il secondo disco di oggi è Come And Get It di
Eli "Paperboy" Reed star maschile del soul americano odierno.
Eli Reed ha iniziato a suonare adolescente nella natia Boston e attraverso un incontro casuale, si trasferì subito dopo la scuola fino a Clarksdale nel delta del Mississippi a lavorare al leggendario WROX , stazione radio dedita al blues. Mentre a Clarksdale ha suonato nei vari locali, tra cui il Delta Blues Museum, lì i veterani brizzolati gli hanno coniato il suo "nickname Paperboy come Reed, spiega," ho usato questo cappello, di mio nonno, che ora è in pensione. Tutti in Clarksdale avevano un soprannome. Mi hanno dato quello ed ora rimane attaccato con me ". Presto si trasferì a studiare a Chicago dove ha ampliato la sua tavolozza musicale suonando la Domenica mattina dietro l'organo in una chiesa minuscola al South Side di Chicago, prima, e pieno di fiducia si trasferisce a New York City e fu presto headliner dei club più cool di Brooklyn con la sua banda che spolverava r'n'b rovente. Dopo due album, Reed ha raggiunto il successo ricevendo una nomination agli Awards 2009 Mojo nel Regno Unito. Ed ora arriva il primo lavoro presso una Major, la Capitol Records negli Stati Uniti e Parlophone Records nel Regno Unito.
Il lavoro è già una spanna superiore ai precedenti e sprigiona tutto quel suono vicino ai grandi del passato, vedi Sam Cooke, Otis Redding, Wilson Pickett e James Brown
"Per me" dice Reed, "è il solo modo che conosco di scrivere canzoni pop. Queste sono il genere di artisti che sono stato influenzato e queste influenze sono una grande parte di ciò che faccio. Quando prendo in mano una chitarra per scrivere una canzone, è così che viene fuori. Non sto cercando di mettere su qualche cosa di nuovo, questo è quello che viene fuori, questo è ciò che accade, non posso cantare in qualsiasi altro modo. " 3 stelle.
Ed infine arriviamo a casa per parlare di pop. Incredibile ma vero, i Baustelle con "I mistici dell'occidente" fanno finalmente centro. I nostri toscani finalmente escono da eterne promesse e sfornano un bel disco. Era ora, devo dire che per la musica italica (ed anche per loro) oramai temevo il peggio, speriamo che ci sia una rinascita come negli anni ottanta dove si era creato un movimento che ci aveva portato in maniera diversa ad apprezzare sia i Litfiba che i CCCp. Devo dire che il precedente lavoro dal titolo Amen, anche se vincitore di cotanto Targa Tenco 2008, non mi era piaciuto, infatti il titolo per me era sia di nome che di fatto. I testi intelligenti ora si sposano a varie sfaccettature di musica pop, toccando i vari generi dal beat al pop-rock ed alla canzone d'autore in maniera perfetta grazie al lavoro di Pat McCarthy, già al lavoro con REM, U2 e Madonna (visto cosa vuol dire un produttore con i controconigli?). Non mancano anche i momenti decadenti ma almeno è un album italiano digeribile. Quasi 3 stelle di stima.

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martedì 23 marzo 2010

Chapter 30 - MGMT - Congratulation 2010


L'altra sera, con le cuffie nelle orechie, mi facevo una domanda, perchè ascolto la musica?
E la risposta è sempre la stessa, trovare per caso un'altro Revolver o che sò, Exile on Main st. o perchè no, un nuovo London Calling o la frescezza dei Talking Heads od il funky/punk di Blood Sugar Sex Magik, fate voi, insomma il vostro miglior album che abbiate mai ascoltato, insomma, ascolto musica alla ricerca del nuovo Capolavoro.
Eh ....purtroppo non ce ne sono in giro di Capolavori. Ma di lavori buoni, ogni tanto, fra miliardi di dischi spazzatura, se ne trovano.
Ed un disco atteso, sopratutto per quel che ci avevano fatto ascoltare con l'abum d'esordio, è l'ultimo dei MGMT intitolato Congratulation.
Il duo Andrew VanWyngarden e Ben Goldwasser coadivati alla console dal produttore e musicista sperimentale Sonic Boom (alias Pete Kember di Spacemen 3) , si fanno trascinare alla relizzazione in modo insolito per una band di successo.
Intanto bisogna dire che questo disco, per la somma delle canzoni e per volontà degli stessi, è un disco senza hits (o forse ci sarebbero ). Se vi aspettavate la copia del plurivenduto Oral Spetaculer siete fuoristrada. Questo è un disco che mette nello shaker sia il surf che la psichedelia, la disco e lo ska, spruzzate di no-wave. Ora provate ad agitare brevemente per non mischiare troppo il tutto e avrete a seconda dei gusti o un intruglio oppure un ottimo cocktail.
Si inzia con It's Working e sembrano i Beach Boys con tanto di riferimento a certe sostanze, vado avanti ed in Song For Dan Treacy(il cantante dei Television Personalities) ci sono i Madness di Our House. Someone's Missing è puro pop con finale arcobaleno e Flash Delirium è Glam. I Found A Whistle è da "atmosfera" e paradossalmente Siberian Breaks è 6 canzoni in una dove dentro ci si trova anche un giro dei Caravan. La succesiva Brian Eno cita proprio lo stesso, richiamando quei lavori svolti coi primi Ultravox e Devo. Finiamo con Congratulation, tipico brano pop-acustico di chiusura album, come faceva il buon Lou Reed. Applausi.
Guardo il cocktail, ed il bicchiere è vuoto. Hey Barman! Ridammene un'altro.
I ragazzi di Brooklin si superano. Tra i dischi dell'anno.
4 stelle.

Per chi lo vuole sentire prima dell'uscita
http://www.whoismgmt.com/

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lunedì 22 febbraio 2010

Chapter 28 - GIL SCOTT-HERON I’m New Here 2010


Diciamo la verità, ma questo ultimo mese , è stato sotto il profilo musicale, un immensa boiata, niente di nuovo e sorprendente e con l'aggiunta perdipiù di quella latrina di San Remo.
Ma vagando quà e là sono andato ad ascoltare i generi più disparati cercando qualcosa di recensibile tra le novità del momento.
Così nella ricerca di qualcosa di buono mi imbatto al super recensito Lightspeed Champion con "Life Is Sweet Nice To Meet You" che merita il cestino (e ditemi il contrario); agli Shearwater di Jonathan Meiburg, tastierista degli Okkervil River che con l'Arcipelago dorato ci scassa fino al midollo; Popa Chubby che fà il compitino con "The fight is on"(ma in confronto è un lusso); Danny & The Champions Of The World con "Streets of Our Time" sono anche loro sufficienti con un folk datato ma senza nerbo; la colonna sonora ODDSAC dei Animal Collective la consiglio ma in piccole dosi e mi rifugio così al sicuro con Ted Leo & the Pharmacists ed al cd in uscita The Brutalist Brickse ed al sempre grande Anton Alfred Newcombe ed i suoi "Brian Jonestown Massacre" .
Prefazione 1: Ted Leo nato a South Bend, Indiana l'11 settembre 1970, fratello di 2 cantautori Chris e Danny, si laurea nel 1988 in lingua inglese figlio musicale del trio Weller, Strummer e Bragg inizia a far musica coi Citizen’s Arrest, Animal Crackers ed i Chisel fino a formare il non gruppo Ted Leo ed i Farmacisti già che il primo non è altro che un album solista datato 1999.
Dal 2 cd si forma il gruppo vero e proprio, ma il cantante / chitarrista Ted Leo è rimasto il principale compositore della band, forza creativa, e l'unico membro costante. La musica del gruppo combina elementi di punk rock, indie rock, rock tradizionale, e, occasionalmente, musica folk e dub reggae come da migliore tradizione '70. L'avevo lasciato ad un album tipicamente punk-mod oriented ed ero abbastanza scettico su quest'ultimo lavoro ma vi devo dire che merita più di un semplice ascolto, non è l'album dell'anno ma almeno è tra i più allegri di queste ultime due settimane, forse gli è servito l'aver ascoltato dal vivo i Pearl jam già che gli hanno fatto da openers per sei date negli Stati Uniti nel mese di giugno 2008. 3 stelle.
Ma andiamo al succo: The Brian Jonestown Massacre - Who Killed Sgt. Pepper? non è altro che l'ennesimo "viaggio" musicale(?) di Anton verso il paradiso.
Per i miscredenti raccontiamo un pò la storia del gruppo che altro non è che la storia di Anton Alfred Newcombe.
Nato il 29 agosto 1967 a Newport Beach, California, il polistrumentista (egli si accredita di saper suonare un'ottantina di strumenti), cantautore e testa del progetto neo-rock psichedelico "The Brian Jonestown Massacre", forma il gruppo nel 90 a San Francisco e pubblica dopo un mini cd il primo lavoro lungo nel 95. Conosciuto per i suoi eclettici gusti musicali, lungo i loro 11 lavori c'è di tutto oltre al fatto che si siano alternati oltre 60 membri nella band principalmente dovuto al suo carattere controverso ed i suoi problemi con droghe ed alcool.
Il nostro non è altro che un Syd Barret moderno e con ciò ho sintetizzato il tutto.
Per chi si avvicina al suo mondo questo non è il migliore del lotto ma di gran lunga una spanna sopra la media delle produzioni attuali.
Genio incompreso.
Il disco inizia con un mantra molto simile ai lavori degli Ozric Tentacles.
Nome dovuto alla somma del Rolling Stone Brian Jones ed il Jonestown Massacre, ovvero il suicidio di massa che avvenne nel 1978 nell'omonima comunità spirituale fondata dal “guru” americano Jim Jones in Guyana. 3 stelle.
Passiamo ai Citay.
Una piacevole conferma a partire da quella copertina che un pò mi richiama ai Rain Parade di Emergency Third Rail Power Trip, ricordate le mongolfiere (per chi non li conosce è l'album con cui inziare l'approccio).
I Citay come i già citati Rain Parade sono Californiani, San Francisco, ed alla musica di quella baia si rifanno, prendendo a piene mani da tutto quel che si è sentito a Frisco fin dagli anni 60 ad oggi.
Forse sarebbe più giusto dire fino a ieri, perchè questo loro terzo album, a dispetto del precedente Little Kingdom(Rain Parade spiaccicati) ripropone principalmente le sonorità molto care ai Jefferson Airplane se voglio dare un paragone al loro modo di fare musica, chitarre e tastiese psichedeliche a go-go e cori riconducibili ai padrini di quel freaksound portato se vogliamo ai giorni nostri. Tra cavalcate epiche e ritornelli acustici si arriva a Tugboat dove coverizzano gli immensi Galaxie 500.
3 stelle.
L'altro album della tornata è Booker's Guitar di Eric Bibb.
La storia che ha dato vita a questo album ha il sapore della leggenda, come quella che narra di Robert Johnson e del suo patto col diavolo. Tutto è iniziato qualche anno fa. Dopo essersi esibito a Londra, il bluesman Eric Bibb era nel suo albergo quando fu avvicinato da un fan con in mano la custodia di una chitarra. All'interno di quella custodia c'era una chitarra Resophonic National degli anni '30, appartenuta alla leggenda del delta blues Booker White(cugino di B.B.King). Avere tra le mani quella chitarra è stata per Bibb una sorta di rivelazione, un evento che gli ha ridato consapevolezza delle proprie origini e che lo ha portato a riscoprire la tradizione blues da cui tutto è nato. Quell'incontro londinese ha inspirato una canzone (registrata poi proprio con la chitarra di Booker) e la canzone è poi diventata un album, "Booker's Guitar", che cattura lo spirito originario del delta blues e lo rilegge con gli occhi della modernità. 3 stelle.
Infine vi propongo il lavoro del poeta e musicista statunitense Gil Scott-Heron, nato a Chicago passò la sua prima infanzia nel Tennessee, quindi visse nel Bronx durante gli anni della scuola superiore. Dopo un anno di frequenza all'università alla Lincoln University in Pennsylvania, pubblicò il suo primo romanzo, The Vulture (L'avvoltoio), che fu molto ben accolto.
Iniziò a incidere musica nel 1970 con l'album Small Talk at 125th & Lennox con la collaborazione di Bob Thiele, del co-autore Brian Jackson, Hubert Laws, Bernard Purdie, Charlie Saunders, Eddie Knowles, Ron Carter e Bert Jones, tutti musicisti jazz. L'album includeva l'aggressiva diatriba contro i grandi mezzi di comunicazione posseduti da bianchi e l'ignoranza della classe media d'America sui problemi delle città in canzoni come Whitey on the Moon.
Pieces of a Man del 1971 aveva canzoni dalla struttura più convenzionale rispetto al discorso libero e sciolto del primo album, anche se le classifiche furono raggiunte solo nel 1975 con "Johannesburg". Il suo più grande successo fu nel 1978, "The Bottle", prodotto da Heron e dal suo collaboratore di lunga data Brian Jackson, che toccò il picco al numero 15 delle classifiche R&B.
Durante gli anni ottanta, Scott-Heron continuò a incidere, attaccando di frequente l'allora presidente Ronald Reagan e la sua politica conservatrice. Scott-Heron fu lasciato senza contratto dall'Arista nel 1985 e smise di incidere musica, anche se continuò a fare tour. Nel 2001 Gil Scott-Heron fu arrestato per reati di droga e per violenza privata. Apparentemente, la morte della madre, le spese per il funerale e la cocaina lo portarono in una spirale negativa. Uscito di prigione nel 2002, Gil Scott-Heron lavorò con i Blackalicious e apparve nel loro album Blazing Arrow. Negli ultimi anni ha patito altri problemi giudiziari legati alla droga fino a questo I'm here Now uno splendido album dove il notro con poesia, tocca le corde dell'anima e quelle dell'inferno, sfiorando elegantemente Blues, pop, country, Leonard Cohen, gospel e Captain Beefheart. Da avere. 4 stelle.

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mercoledì 3 febbraio 2010

Chapter 27 - Titus Andronicus - The Monitor (2010)


Titus Andronicus, band di Glenn Rock, New Jersey, attiva dal 2005 ma giunta al battesimo dell’esordio discografico soltanto nel 2008, con una album, “The Airing Of Grievances”, finalmente sono pronti con questo The Monitor a ribadire i concetti del precedente.
Per chi non avesse ascoltato il precedente, Hold Steady ed i Pogues si risentono in questo nuovo lavoro in maniera massiccia, un album a tutto tondo dove non c'è il bisogno di inventarsi qualcosa di nuovo, va bene così com'è.
The Monitor è più o meno un "concept" album - vale a dire, utilizza la guerra civile americana del 1861-1865, come una metafora estesa per i problemi affrontati in una narrazione piuttosto lineare. Ha detto narrativa, perchè sembrerebbe di capire che il nostro eroe lascia la sua umile casa natale del New Jersey - l'oppressiva e soffocante qualità di cui si è discusso fino alla nausea circa un album fa - per i pascoli più verdi di Boston, Massachusetts(paragone musicale).
La sua tesi - "il nemico è ovunque" - viene messo alla prova finale, come si pontifica sui temi dell'identità regionale, anestesia emotiva, e il giogo pesante di cercare di vivere decentemente in tempi indecenti. Per tutto il tempo, è costretto a chiedersi se aver dichiarato la Guerra Civile Americana era veramente vincente o perdente.
Troverà l'ambiente favorevole e la pensano come lui i compatrioti o sarà costretto a lasciare la sua casa di recente adozione in disgrazia ideologica?
Che cosa significa essere un americano nel 2009 ?
Chi sono i nostri cosiddetti "amici" e in realtà quanto sono "amichevoli" ?
È necessario, o addirittura è una buona idea, per un album indie rock farsi questo tipo di domande?
Risposta, non gliene può fregare di meno, questo disco è un vaffanculo grande COSI'!.
The Monitor è stato registrato nel mese di agosto del 2009, sotto l'occhio vigile del produttore e ingegnere Kevin McMahon I soliti sospetti dal mondo del Tito Andronico erano tutti presenti, così come un cast all-star di amici (membri del Ponytail, Wye Oak, Vivian Girls, Hold Steady, ecc)
Sempre Kevin McMahon ha fatto il mixing tra settembre e ottobre, e Greg Calbi ha fatto il mastering ai primi di novembre.

Quindi come suona tutto questo ?
Ha lunghi brani ambient nel senso più punk del termine, sassofono ardente, pianoforte, omaggi a "A Charlie Brown Christmas," marcette, quattordici minuti di Billy Bragg , pezzi liturgici, duetti country altisonanti, bidoni della spazzatura suonati col tamburello, cori di angeli con la faccia "bromantic".
Ho già detto che questo disco è lungo settantaminuticirca ?
Questo è importante perchè questo è il suono di una band di disperati per il successo e con aria di sfida senza paura del fallimento.
E proprio come il Whiskey, che indica generalmente quelli distillati in Irlanda, e negli Stati Uniti, và ascoltato con moderazione, si rischia di farsi del male, positivamente si intende.
Si parte con A More Perfect Union con un cantato di Craig Finn fino a The Battle Of Hampton Road, lunga suite da 14 minuti con cornamusa e violino finali che si beve d'un fiato.
Stordito!!
Vado via dal Pub(femo) col sorriso stampato sul volto ed una gradazione alcolica al di sopra dei livelli di guida.
Titus Andronicus Forever.


Ian Graetzer - basso
Amy Klein - chitarra, violino
David Robbins - tastiera, chitarra
Eric Harm - batteria, voce
Patrick Stickles - voce, chitarra, armonica

Sicuramente il migliore di questo 2010

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sabato 23 gennaio 2010

Chapter 25 - Charades - Revolución Solar (2010)


Oggi potevo segnalarvi la bella compilation di cover del mitico Fela Kuty ''BLACK MAN'S CRY - THE INSPIRATION OF FELA KUTI'' oppure dell'album di CoverRock di Gaz Coombes e Danny Goffey cantante e batterista dei Supergrass dal titolo The Hot Rats - Turn Ons o per deprimervi, parlare di quei fantocci dei Vampire Weekend, che ricopiano con l'acclamatissimo(?) Contra il sound di Graceland di Paul Simon.
Invece vi segnalo un album pieno di caramelle.
Come sarebbe il pop e la psichedelia di The Beach Boys, Os Mutantes o dei Love nel 2010?
In attesa degli immensi Stereolab i Charades hanno la risposta.
Dopo alcuni mesi di immersione nella loro rivoluzione e la ricerca della libertà totale, i Charades sono tornati, a dimostrazione che le promesse fatte in "En Ningún Lugar" (2008) sono vere e forti. Dopo la grande risposta del prcedente album che aveva, con tonnellate di recensioni eccellenti da parte della stampa internazionale e decine di concerti, questo è uno degli album più attesi dell'anno. "Revolución Solar" suona Charades più simile che mai, ma in un modo radicalmente diverso e nuovo, come non avevamo mai sentito prima.
Questo nuovo album contiene ancora una volta i valori della musica anni '60: l'immaginazione, la libertà, la bellezza, l'amore e la sperimentazione. . Ma siamo nel 21 ° secolo, e anche se le loro influenze e il gusto sono chiarissime, non troverete qui revival, né pop, rock e folk. "Revolución solare" è un album pop psichedelico, tribale, profondo e bellissimo, dove hanno miscelato tutte le loro influenze per creare un album meraviglioso dall'inizio fino alla fine. Stranezze e crazy beats si mescolano con melodie preziose , sintetizzatori interagiscono con chitarre acustiche, percussioni e una nuvola di effetti delay, i figli degli Stereolab sono tornati.
Prodotto da Santi Garcia (come i loro due album precedenti), queste dieci canzoni vanno a creare un mondo migliore per noi, così diamo il benvenuto alla rivoluzione solare!

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giovedì 14 gennaio 2010

Chapter 24 - Steve Conte and Crazy Truth - Steve Conte and Crazy Truth (2009)


Ritardo ingiustificato.
Steve Conte chitarra e voce solista.
Lee “Leeko” Kostrinsky basso e cori.
Phil Stewart batteri e cori.
Uscito nell'Ottobre 2009, ne avevo letto nei vari blog marcati USA, ma non gli avevo dato attenzione più di tanto, forse perchè, anche se il nostro chitarrista dei New York Dolls suona lo strumento alla grande, dei tanti progetti sfornati fuori dalle Band di provenienza, poche volte mi hanno entusiasmato.
Andiamo al sodo.
Già essere parte dei padrini punk sarebbe una posizione abbastanza soddisfacente per alcuni musicisti, ma per Steve Conte è solo un colore sulla tavolozza.
Non possiamo affiliarci con il leggendario New York Dolls e non ottenere qualche vantaggio da esso.
Steve Conte si trova in posizione invidiabile, una volta detenuta da Johnny Thunders. Con la chitarra e un atteggiamento coraggioso NYC riconoscibile, questo trio, ha pubblicato un album di 11 buoni brani, vecchio stile anni '70 da osteria Rock n 'Roll.
Punk non può essere stato il genere più progressista e sorprendente da trovare, è uno stile di fondo qui, ma questo spettacolare trio musicale ci dimostra come sia relativamente semplice produrre un piacevole risultato.
Il tono del disco è dato da 'This Is The End', un intro energico con un grande riff, mentre più dello stesso può 'Gypsy Cab', che ha un giro che affascina e che sentiamo ronzare che non si dica. A caccia bluesy in direzione di 'Texas' prima di colpire un assolo di formicolio con 'The goods are odd' e per chi preferisce qualcosa di più melodico, 'The thruth aint pretty' può colpire in loco. Un tocco di soul si manifesta anche in forma di 'pullman della speranza', ma forse il brano che meglio identifica il lavoro è ' Strumpet hearted monkey girl'. Chitarra gitanata con Indie Girl che sembra rubata da Misunderstood versione dei Santa Esmeralda con quei giusti giri in meno che la fanno piacevolmente slowly.
A seguire il brano migliore dell'album, "Junk planet".
Il disco è arricchito dalle prestazioni da parte della clientela tipo il front man Dolls David Johansen all'armonica, la voce soul di Nikki Richards (Tina Turner / Madonna) e Catherine Russell (Al Green) e dai fiati di Danny Ray (Sylvain Sylvain / Johnny Thunders), Tom Timko (Stevie Wonder ) e Kiku Collins (Beyonce).
Dice Conte, "Questo album suona come una band che suona dal vivo perché è batteria, basso e chitarra insieme in una stanza, assoli registrati dal vivo su basi ruvide e dure. E 'stato come fare un concerto. Amo suonare dal vivo con questa band, perché è tutta una questione di gioco e di momento. … Noi non ci limitiamo a fornire le canzoni ... we JAM!"
Steve non ha nulla da dimostrare.
Noi siamo sazi.
P.S. il nome della Band proviene da un poema di Charles Bukowski.

http://hotfile.com/dl/18070336/d49ac9f/162_Steve_Conte_and_Crazy_Truth-Steve_Conte_and_Crazy_Truth_2009.rar.html

martedì 12 gennaio 2010

Chapter 23 - The Soft Pack - The Soft Pack (2010)


The Soft Pack sono una band indie rock formatasi a San Diego, California, Stati Uniti nel 2008. Sono composti da Matt Lamkin (voce, chitarra), Matty McLoughlin (chitarra), David Lantzman (basso) e Brian Hill (batteria). Originariamente come The Muslims pubblicarono un maxi-singolo e un 12"EP per la 1928 Recordings . Come Soft Pack hanno pubblicato tre EP. Il loro è un suono grezzo ma efficace, in realtà non fanno molto per nascondere le loro propensioni al garage degli annì '80 , la loro vivacità ritmica, le loro buone intenzioni ci portano a trovare paragoni nel passato di quel periodo o poco oltre, tipo i Pavement che suonano i Rain Parade o viceversa.
Aiuta (o non aiuta), ma queste tendenze sono abilmente accentuate (o aggravate), dal produttore Eli Janney, che sicuramente non è estraneo a quello che è successo nel corso del periodo di massimo splendore Dischord (vedi Girls Against Boys).
Il loro omonimo album di debutto suona, in questi giorni, nelle mie orecchie in maniera impressionante, ed i suoi 35 minuti scarsi volano in un batter di ciglia.
Dal brano d'apertura, C'mon, fino a Parasites brano di chiusura, è una ventata di freschezza con quello straf-fottismo che dovrebbe rappresentare un tipico album di esordio.
La band è in completo controllo qui, con un sacco di divertimento, facendo grande musica. Il lavoro di chitarra è liscio, con un tono grintoso, sufficiente a mantenere il loro sound garage rock.
Nel loro sito, invitano a chi volesse, con un annuncio quasi da incontri privati, ad organizzare "un party per presentare l'uscita del disco il 2 febbraio e per festeggiare vogliamo fare uno spettacolo a casa dei tuoi. Non siamo tipi da fare thrash il tuo posto o qualsiasi cosa - noi suoniamo, flirtiamo e beviamo un paio di birre. Tutti i tuoi amici, più un paio di nostri = garantiti buoni momenti. Se siete interessati, basta rispondere a thesoftpack@gmail.com in 50 parole o meno e diteci perché si debba suonare nella tua casa! . Idealmente, la vostra casa deve essere nella zona di Los Angeles, in qualsiasi punto tra Long Beach a Downtown, Los Angeles a Santa Monica.",meglio di così.......
Dal 23 Gennaio in Tour faranno tappa in Europa dal 12 Febbraio.
Sicuramente uno dei debutti più brillanti del 2010!

http://uploading.com/files/f1546618/www.NewAlbumReleases.net_The2BPack2BThe2BPack25282010%2529.rar/

sabato 2 gennaio 2010

Chapter 22 - Funk'n'stein - The Next Level


Anche se a inizio 2010, mi trovo a recensire in ritardo un album da me ascoltato in questi giorni di festività, che fà parte della mia personalissima classifica del 2009.
Intanto i Funk'n'stein non sono altro che un gruppo di rispettati musicisti israeliani che usano il loro groove senza compromessi, per ottenere il massimo da quel ritmo che amano, il Funky.
Formatosi inizialmente da 8 funklovers di fama nazionale, dopo vari concerti nei vari club e festival nella loro nazione, con i loro beats funky, soul ed un groove potente e danzereccio, pubblicano il loro album di debutto nel 2006 "the Band" facendosi conoscere anche a livello internazionale.
Partiamo parlando di lui, il leader Elran Dekel. Questi non è che un ragazzone di 2metri con capigliatura afro che è riuscito a dar vita ad una delle band più uniche che si sono evolute nella nuova scena funk.
Una band che si presenta live in questa maniera:
nella parte posteriore, si trova una sezione ritmica killer che possono fare muovere le montagne.
Una sezione media di ottoni, che risplende su ogni movimento. E nella parte anteriore, uno spettacolo puro, che accompagna lo spettatore in un viaggio sonoro con la sua voce di velluto e mega aspetto carismatico portando un suono fresco e tagliente che si basa sulle fonti di band funk del passato, prendendo a piene mani dal sound Motown e dai padri del funky rielaborando il tutto con la disco anni '70.
I Funk'N'Stein utilizzano il loro groove senza compromessi per aumentare un messaggio e fare il cambiamento.
Dimenticavo, vivono ancora in Israele, dove sono sempre accolti in maniera entusiasta dai media locali.
Hanno sempre una solida base di fan in patria e in tutto il mondo, e ci mancherebbe, sono solo da conoscere. Con il loro secondo album fuori, sono determinati a portare il loro amore per la musica a chi ne ha bisogno.

Membri del gruppo:
Elran Dekel, Vocal
Sefi Zisling, Tromba
Shlomi Alon, Sassofoni
Yaeir Slutzki, Trombone
Alon Freeman, Keyboard
Amit Sagie, Guitar
Shay Shalom Khamani, Bass
Tal Tamari, Drums
Kuti, Percussioni
Mika Sade, cantante

Thats Funk e ascolatalo forte

http://hotfile.com/dl/18445923/ec8cbde/Funknstein_-_The_Next_Level_(2009).rar.html

lunedì 23 novembre 2009

Chapter 21 - Daniel Johnston: Is And Always Was 2009


Il post di oggi è dedicato ad uno dei miei favoriti.
Questa figura, sconosciuta ai tanti cultori di musica pop ma leggendaria alle orecchie di quei ricercatori di tesori musicali, ha trascorso trent’anni di onorata carriera alla ricerca non solo di se stesso ma anche di una perfezione nella forma-canzone, non fosse altro per dei limiti dovuti a certa stonatura nel suo cantato che riportavano a suggestioni più Barret-ane che Lennon-ane dovute (forse) ad un suo particolare stato "mentale".
Daniel Dale Johnston (Sacramento, 22 gennaio 1961) diciamolo subito è un cantautore.
Ma che Cantautore! sì , con la C maiuscola.
I suoi primi amori sono la Bibbia, Capitan America ed i Beatles.
Dopo aver fatto delle casalinghe colonne sonore a dei suoi cartoni animati amatoriali si cimenta con un lavoro casalingo, "Songs of Pain" con organetto e mangianastri, dove riversa un amore non corrisposto di una sua coetanea, siamo nel 1981.
Dopo il primo forte crollo nervoso che lo porta ad abbandonare la scuola d'arte per unirsi ad un carnevale itinerante come venditore di pop-corn, continua incessantemente a comporre ed incidere materiale (che registrerà in svariate musicassette). Lavori saltuari e musica sono il suo quotidiano in questo periodo di Austin, diventando però nel frattempo un idolo nella città texana; leggenda narra di una fugace apparizione televisiva su MTV che lo eleva a nuovo fenomeno della scena underground, accendendo l'interesse addirittura dei Sonic Youth.
Negli anni '80 produce in tutto 13 lavori che risentono tuttavia del suo particolarissimo stato umorale, rendendoli talvolta frammentari e surreali, alternando gemme a dolorose crisi di rumore, dovute alla particolare vita di Daniel, con l'aggravante dell'uso di acidi e altre droghe. Fa eccezione tra questi lavori "Hi, How Are You?" del 1983 e quello che forse è il suo capolavoro, "It's Spooky", realizzato nel 1988 in collaborazione con Jad Fair: dove i due suonano svariati strumenti e si divertono a duettare in maniera ripetitiva e schizofrenica.
Gli anni novanta portano a Daniel con quello che è il suo primo successo internazionale, "1990", successo favorito certamente dalla capillare diffusione garantitagli dall'etichetta Shimmy Disc. È un album più maturo, con meno episodi rumoristici e più forza a ballate pop con solo voce e chitarra acustica. Sembra l'inizio di una rinascita per Daniel, che incassa anche il sostegno pubblico di Kurt Cobain (che Daniel dichiara di non conoscere minimamente). Così nel 1992 esce "Artistic Vice", forse il suo disco più gioioso e spensierato, il cui successo gli varrà la firma di un contratto con l'etichetta Atlantic. Ma un nuovo tragico crollo lo porterà al limite del suicidio; così nel 1994 termina le registrazioni di "Fun" con un braccio rotto. È un periodo terribile per Daniel, che passa diversi anni in terapie riabilitative e sembra avviato verso il tramonto.
Quasi a ridosso del nuovo millennio torna a vivere con i genitori e si rimette a scrivere e a disegnare come ai tempi migliori.
Gli anni 2000 vedono Daniel Johnston uscire timidamente dal suo guscio grazie a Mark Linkous (Sparklehorse), che paga tributo ad uno dei sui idoli producendogli l’ottimo 'Fear Yourself' (2003), e ad una raccolta edita dalla Gammon ('Discovered Covered', 2004) in cui i brani del Peter Pan di Austin vengono reinterpretati da una schiera di 'big' di ieri e di oggi (Death Cab For Cutie, TV On The Radio, Calvin Johnson, Beck e Tom Waits, fra gli altri). Questa strategia di donare smalto ad una mente compositiva disturbata ma straordinariamente prolifica, prosegue con il qui presente 'Is And Always Was', in cui le capaci mani del musicista/produttore Jason Falkner (già all’opera con Beck, Air e Paul Mc Cartney) riescono a conferire un’ottima qualità sonora alle canzoni del lotto, senza rinunciare ad un approccio 'indipendente' da cui Daniel non ha mai voluto discostarsi. Un ottimo risultato per questo Frank Black in acido.

Daniel Johnston (voce, mente compositiva), Jason Falkner (strumenti, mente organizzativa).

http://www.mediafire.com/?vmjbrijnzjm

sabato 21 novembre 2009

Chapter 20 - Tinariwen - Imidiwan - Companions 2009



La notizia del mese è questa: I Tinariwen, band di musicisti tuareg che mescola la poesia della vita nel deserto con le chitarre elettriche, si sono aggiudicati l'Uncut Music Award per il miglior album del 2009. Il gruppo originario del Mali ha vinto il premio organizzato ogni anno dal magazine musicale londinese Uncut grazie all'ultimo album Imidiwan (Compagni), battendo la concorrenza degli altri sette finalisti, tutti statunitensi: star del calibro di Bob Dylan e i Kings Of Leon, oltre a Wilco, Animal Collective, Dirty Projectors, Grizzly Bear e The Low Anthem.

La giuria: «Imidiwan è l'album più ispirato e stimolante degli ultimi 12 mesi». I giurati, di cui facevano parte Billy Bragg, il dj Mark Radcliffe e il frontman dei Fleet Foxes, vincitori lo scorso anno, ha votato i Tinariwen all'unanimità, definendo Imidiwan «l'album più ispirato e stimolante degli ultimi 12 mesi». L'editore di Uncut, Allan Jones, ha commentato la vittoria dei musicisti del Mali: «Parlano un linguaggio universale, non c'e bisogno di traduzione per capirli così come non si ha bisogno di capire le parole del rock'n'roll per eccitarsi al suono della musica».

Come gli appassionati di musica curiosi cercano sempre trame più interessanti e ritmi provenienti da tutto il mondo, giunge come una sorpresa questo esotico blues Touareg vestito dai deserti del Mali, sostenuto da una rappresentanza colta del rock quali Brian Eno, Thom Yorke, Robert Plant , Bono, Chris Martin e TV On The Radio. E quando sei entrato nelle grazie di tanti cultori, puoi ritenerti ufficialmente popolare.

Gli inizi.
Ibrahim Ag Alhabib, il fondatore del gruppo, rimasto orfano di padre ed esule in Algeria, iniziò ad appassionarsi a vari tipi di musica: tipiche melodie tradizionali dei tuareg, blues, raï (che ascoltava nelle taverne algerine), il chaabi marocchino e anche il rock e il pop occidentale. Ibrahim cercò di riprodurre questi tipi di musica con una chitarra, costruita da lui stesso(nei tuareg tutti si costruiscono gli strumenti da soli con una metodologia tramandata da secoli). Con questa chitarra si è esibì in concerti tenuti negli accampamenti dei profughi Tamashek tra gli anni settanta e '80 assieme ad Alhassane Ag Touhami e Inteyeden Ag Ableine, altri due esiliati suoi compatrioti.
Iniziò a suonare con le chitarre acustiche ed elettriche in Libia, nei campi nei quali il colonnello Gheddafi addestrava dei combattenti dei movimenti di liberazione di mezza Africa. Vennero a far parte del gruppo in questo periodi Kheddou, Mohammed Ag Itlale e Abdallah Ag Alhousseyni tutti e tre profughi Tamashek.

Il gruppo prese la decisione nel 1996 di dedicarsi alla musica a tempo pieno.
Nel 1999 conoscono il gruppo francese Lo'Jo e il chitarrista inglese Justin Adams (componente dei Strange Sensation di Robert Plant) ad un festival locale di world music (Festival in the Desert), produttori del Cd The Radio Tisdas Sessions (2001), primo disco dei Tinariwen al di fuori del loro continente.
Nel 2004 uscì il loro secondo disco, Amassakoul, e iniziano a fare dei live in Europa e negli Stati Uniti. In seguito all'invito di Carlos Santana al suo fianco sul palco del Festival di Montreux il gruppo diventa sempre più popolare. Nel 2007 esce il terzo album Aman Iman (Water is Life), sempre prodotto da Adams, ottiene apprezzamenti presso vari giornali rock e fa partecipare il gruppo al festival di Glastonbury. Sempre nello stesso anno i Tinariwen tengono due concerti in Italia.

Naturalmente, nella loro storia ultraventennale, ha aiutato molto il loro retroscena. Il padre di Ibrahim è stato ucciso dai militari del Mali per aiutare i ribelli Tuareg, e Ibrahim e gli altri membri, in seguito all'addestramento in un campo libico di guerriglia, si sono permessi di fare musica e piangere i loro compagni morti.

Ma la cosa importante è che la loro straordinaria biografia riesca a non oscurare la musica.

La ricetta di questo cocktail è semplice:
Prendete delle chitarre che suonano riff acustici e sbrandellati di Funky + galoppo di tamburi tradizionali a mano, il tutto sormontato da ululanti voci del deserto che sembrano riunire i guerrieri un rituale pre-guerra; shakerate il tutto con cubetti di Delta Blues dei suoi lontani cugini del Mississipi; tracce di riot ipnotico del Nord del Mali con melodie popolari della cultura Touareg nomade del deserto con tracce sommerse di band quali Talking Heads, Captain Beefheart e The Clash ed avrete i Tinariwen.

Imidiwan: (Compagni in italiano) doveva nascere ed essere registrato in presa diretta nel deserto, ma la volontà del produttore lo ha portato a Bamako senza per questo perdere di fascino.
Tutto ciò suona deliziosamente sporco e rozzo - con quello stile particolarissimo di chitarre sincopate in "Lulla" ; il nervosismo "Enseqi Ehad Didagh (Lying Down Tonight)", media il tempo meravigliosamente disorientante e firma un ritmo 9/16 con un fascino sgangherato.
Si và avanti col disco con il loro particolarissimo lo-fi. "Tenhert (la femmina del cervo)," si basa su un riff blues killer che ricorda Howlin 'Wolf's "Smokestack Lightning", tutto il tempo accompagnato da un mezzo-parlato, rapping aritmici. "Kel tamashek (il popolo tamashek)", basata su un drone discordante di chitarra acustica, inizia come una miniatura stile Incredible String Band.
La maggior parte delle canzoni sono basati su un riff monocorda, ma aggiungendo un fondo femminile-up vocalists un po 'caotico, all'unisono, come una sorta di Bananarama tuareg, si aggiunge una patina allegra all'anthemic "Imidiwan Afrik TenDam (My Friends da tutta l'Africa) "
o il funk pigro "Tahult In (la mia salvezza)".
Il valzer a lenta combustione "Tamodjerazt Assis (rimpianto è come una tempesta)" è l'unica pista con il poeta Tuareg e occasionali Japonais bandmember ( "egli rappresenta la vera anima di Tinariwen", dice Ibrahim, "senza compromessi e indomabile, che è per questo che non è molto buona in tour ... ").
L'album si conclude con una traccia nascosta all'interno di "Ere Tesfata Adounia" - appena accarezzata da effetti per chitarra che si diffonde attraverso gli altoparlanti, come il vento del deserto, quel sound Eno-derivato che diventa la membrana che collega l'Africa col fantasma del rock'n'roll.

http://www.mediafire.com/file/2iondwyznzr/Tinariwen_-_Imidiwan__Companions.rar

martedì 10 novembre 2009

Chapter 19 - Them Crooked Vultures "Omonimo"


"Il prossimo progetto che ho intenzione di intraprendere coinvolge me alla batteria, Josh Homme alla chitarra e John Paul Jones al basso, sarà il prossimo album, e non farà schifo".
Parola di Dave Grohl.
In effetti, l'ex-Nirvana-Foo Fighters affermazione più veritiera non poteva pronunciare ad un intervista su Mojo nel 2005.
Siamo a Luglio 2009 quando Brody Dalle, moglie di Josh, annuncia sul magazine inglese NME la nascita di questa nuova SuperBand, riportando commenti entusiastici del marito.
E a Novembre l'uscita.
Nei Them Crooked Vultures, oltre al batterista-profeta sucittato, ne fanno parte il cantante e chitarrista Josh Homme (Queens of the Stone Age, Kyuss, Eagles of Death Metal) e il leggendario bassista e tastierista John Paul Jones (Led Zeppelin). Nei live la band è supportata dal chitarrista Alain Johannes (Queens of the stone age, Eleven).
I Them Crooked Vultures hanno debuttato al Metrò di Chicago il 9 Agosto 2009 ed in Europa il 19 Agosto al Melkwegg di Amsterdam. Successivamente si sono rodati nei Festival più importanti europei: Pukkelpop, Lowlands, Reading e Leeds prima di annunciare il tour che chiude il 2009 nel Nord America, Germania e Regno Unito, rispettivamente da Ottobre a Dicembre per poi iniziare il 2010 in Australia.
Il disco:
Il trittico iniziale No One Loves Me & Neither Do I - Mind Eraser, No Chaser - New Fang era quello che si voleva ascoltare da un disco con attributi. Immaginatevi il trio da centrocampo composto da Benetti, Furino e Tardelli e lo riportate paroparo alla musica, scintille.
Dead End Friends è tanto QOTSA quanto Elephants lo è dei Foo Fighters e Scumbag Blues dei Led Zeppelin.
Bandoliers sembra fatta per essere cantata da Mark Lanegan.
Reptiles,Interlude With Ludes, Warsaw or the First Breath You Take After You Give Up, Caligulove , Gunman sono il loro particolarissimo bignami-rock, spaziando dai Doors al Rock Sudista, per terminare con Spinning in Daffodils, che chiude l'album in un perfetto KyussSound.
La logica risposta a Jack White e il suo ennesimo progetto parallelo, Dead Weather.
Tra i preferiti di questo 2009.
http://www.mediafire.com/download.php?ctzmzdnoynu

domenica 1 novembre 2009

Chapter 18 - The Flaming Lips - Embryonic


Devo essere sincero, quando mi è capitato tra le mani, senza neanche degnarlo di un ascolto attento, pensavo all'ennesimo disco che strizzava l'occhio alla classifica (come almeno tre album a questa parte) dei miei ex preferiti.
Mi son dovuto ricredere.
Al secondo ascolto mi sono chiesto se fosse vero.
Al terzo la conferma.
Già dalla prima traccia, mi avvolgono con quell'incedere PinkFloydiano versione Barret.
Più si và avanti e più si scoprono i nuovi-vecchi suoni del gruppo di Oklahoma City, che 23 anni fà sfornavano Hear It Is, album di esordio dove c'era scritto già tutto.
Psico-minimal-kraut-experimentalrock si potrebbe definire questa loro ultima fatica.
Un ritorno al passato per questa band, con uno spruzzo di sperimentazione che, personalmente mi sarei già aspettato dieci/quindici anni fà
Sperimentando gli angoli più estremi della psichedelia, dalla quella chitarristica degli esordi alla più bizzara degli inizi '90 per poi adagiarsi a quella più pop degli anni zero, i Flaming Lips, con questo doppio cd (18 tracce) sono tornati o anzi sono ripartiti.
Si, forse sarebbe meglio dire ripartiti, perchè questo è proprio un "Viaggio" come da anni non se ne sentivano.
Nel mio personalissimo cartellino, le Labbra Brucianti si erano spente a metà anni novanta, ma con questo lavoro mi sono tornati in mente dei vecchi beniamini come i Butthole Surfers.
Qui c'è sostanza, in tutti i sensi, una questione di qualità..............
Non meritano le 5 stellete, ma sicuramente uno dei "disco dell'anno".

The Flaming Lips - Embryonic
http://www.mediafire.com/download.php?mlmkyzmnjdh